La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore sia indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. Anche in questo anno liturgico (B) incentrato soprattutto sul Vangelo di Marco,

ci guida e ci accompagna in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione rinnova la gratitudine per questo servizio.
Venerdì 8 dicembre 2023, Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria – Anno B
MARIA: PIENA DI GRAZIA Lc 1, 26-38
“Entrando da lei, l’angelo disse: “Rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con te”. Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio”. Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei”.
Presentandosi da Maria, l’angelo Gabriele non la chiama col suo nome (come siamo abituati a ripetere nella dolce e notissima preghiera dell’“Ave Maria”), ma la saluta con un nome nuovo, quello di “piena di grazia” (kecharitomène) (Lc 1,28). “Piena di grazia” è un’espressione rara che ritroviamo poche volte nel contesto biblico. Oltre al passo in esame, lo leggiamo tre volte in alcune traduzioni greche dell’Antico Testamento (non però con la stessa identica formula e neppure con lo stesso significato) e una volta nel Nuovo Testamento (Ef 1,5-6).
Ora se torniamo al racconto dell’Annunciazione, notiamo che l’angelo Gabriele, designando Maria col nuovo nome di “piena di grazia”, certamente vuole mettere in risalto la sua bellezza e la sua amabilità fisica e morale. Ma intende soprattutto rivelarle la trasformazione interiore, spirituale, che Dio ha già compiuto in lei, per cui lei rimane stabilmente in questo stato. Maria pertanto non risulta solo “graziosa” e non è neppure sufficiente dire che lei “è oggetto del favore di Dio”.
Ma si deve aggiungere che Maria è stata trasformata dalla grazia ed è stata interamente gradita agli occhi di Dio (Lc 1,30). Si noti che il verbo greco è un participio perfetto passivo e, dunque, descrive una situazione nella quale Maria già si trova a vivere; è una trasformazione già realizzata in lei. Ci si chiede ora quale sia questa grazia (di cui Maria è “piena”) e che l’ha trasformata. Certamente non può essere la grazia della maternità divina, perché nel momento dell’Annunciazione la maternità deve ancora compiersi.
Dunque, la grazia che ha trasformato Maria è precedente al messaggio. Cioè, prima ancora che l’angelo le annunci che lei sta per diventare madre, lei è già stata trasformata dalla grazia, è stata “ricolma di grazia” da Dio in vista della sua alta missione. Ed è proprio la missione che costituisce l’oggetto del duplice annuncio dell’angelo:
1. Maria concepirà e darà alla luce il Figlio stesso di Dio (1,33);
2. Ciò si realizzerà senza la “conoscenza” di un uomo (1,34), ma per la potenza dell’Altissimo (1,35).
Dio dunque aveva preparato Maria preservandola dal peccato originale e poi ispirandole il desiderio della verginità. Quindi, l’annuncio dell’angelo “tu concepirai nel tuo seno” (1,31) si riferisce alla concezione verginale; la risposta di Maria (“non conosco uomo” 1,34) è la conferma del suo stato di verginità. Maria in conclusione è stata preparata da Dio a diventare Madre verginale del Figlio di Dio. Maria è l’Immacolata.

