La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana.

Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.

Anche in questo  23 agosto 2020, XXI Domenica del Tempo Ordinario – ANNO, Sosta e Ripresa propone spunti di riflessione tratti da un’omelia del   cardinale Lorenzo Antonetti sul brano del Vangelo di Matteo (Mt, 16, 13-20) proposto dalla liturgia.

Card. Lorenzo Antonetti
Card. Lorenzo Antonetti

«Questo passo del Vangelo di Matteo è uno dei più famosi. La risposta di Simone, figlio di Giona, alla domanda del Signore, il suo riconoscimento del Messia Figlio di Dio, la sua illuminazione che non viene da sapienza umana né da umano affetto, ma dal dono della fede ne fa Cefa, Pietro, la pietra sulla quale è edificata la Chiesa.  E tutti noi nella fede e in grazia del nostro battesimo, siamo parti di questo edificio che è nel mondo e nella storia, agisce nel mondo e nella storia. Siamo chiamati, come Pietro, a essere materiale di costruzione di questo edificio, che è strumento di salvezza per tutti. Perché la Chiesa non è scopo, è appunto strumento, mezzo per accompagnare l’umanità nella salvezza eterna. Questo significa la frase tante volte ripetuta che vuole il cristiano essere nel mondo, ma non del mondo. È questo scopo, questo disegno d’amore di Dio che si fa uomo a spiegare la promessa che le forze del male non prevarranno. Pietro vacillerà, rinnegherà per paura, per debolezza. Eppure a lui, ai suoi successori è affidato il compito di confermarci nella fede. Perché la forza della Chiesa non è nelle sue pietre, neppure nelle più salde: è nel costruttore».

E il cardinale aggiunse che il dono della fede non è qualcosa che è dato una volta per tutte ed immutabile: «La nostra fede non è in noi stessi, nelle pietre, ma nel costruttore. Tutti siamo soggetti a dubbi, incredulità, sconforto, persino sfiducia in Dio, nella sua stessa esistenza. Tutti, di fronte al dolore, alle ingiustizie spaventose che accompagnano la vicenda umano possiamo chiederci “dov’è Dio”. Tutti abbiamo la capacità del bene, ma anche del male. Tutti siamo esposti agli attacchi delle forze infernali. Tutti, dal successore di Pietro, ai cardinali che vestono la porpora come segno e impegno di disponibilità alla testimonianza – questo significa la parola martirio -, ai vostri sacerdoti, ai chi vive cristianamente nelle famiglie e nella società, su questa fede dobbiamo lavorare ogni giorno, in noi stessi e in quel cantiere sempre aperto che è la Chiesa. Lo strumento di questo lavoro ci è dato: è la preghiera. Sforziamoci di usarlo questo strumento per entrare in colloquio con Dio. Evitiamo di cedere alla tentazione di immaginarci Dio come ci farebbe comodo, di dargli l’aspetto di un qualunque profeta, sia pure venerabile come quelli ricondati nel Vangelo di oggi, o di un qualunque sapiente, o magari di qualche guru di moda. Perché siamo noi creati a Sua immagine, non il contrario. È la fede che ci rende pietre vive. Preghiamo di conservarci nella fede».

Buona domenica a tutti

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