La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana.
Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.
Sosta e Ripresa prosegue in questo 30 agosto 2020, XXII Domenica del Tempo Ordinario – ANNO A a seguire le indicazioni proposte dalla liturgia ricorrendo alle riflessioni omeletiche fatte dal cardinale Lorenzo Antonetti molti anni fa, ma colme di una profonda e sempre attuale valenza catechetica.

«Il Vangelo di oggi (Mt, 16, 21-27) segue immediatamente quello di domenica scorsa, con la cosiddetta confessione di Pietro, che riconosce in Gesù il Cristo, il Figlio di Dio vivente. Ma proprio questo brano evangelico ci conferma quel pericolo sempre presente in ciascuno di noi, compresi Pietro e i suoi successori chiamati a confermarci nella fede, compresi i vescovi e i ministri ordinati. Il pericolo cioè di credere che il nostro pensiero, le nostre convinzioni ci indichino le strade giuste, persino le strade giuste per l’agire di Dio. Accade in ogni epoca dell’uomo ed è questo che macchia l’agire umano, talvolta persino persino l’agire delle religioni, almeno in alcune epoche o in alcuni gruppi che non possiamo limitarci a considerare superficialmente minoranze settarie. Anche dai nemici dichiarati della nostra fede cristiana possiamo imparare quali sono le conseguenze di questo pericolo. Voltaire, uno dei padri del cosiddetto illuminismo, irride la fede con il sarcasmo della sua celebre frase “Dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza e l’uomo gliela rese proprio bene!”.
Irrisioni a parte, dobbiamo chiederci cosa significa avere fede: seguire nostre opinioni e nostri comportamenti considerandoli segno del nostro essere giusti, come il fariseo sicuro di sé della parabola, o riconoscerci fallibili e bisognosi di aiuto come il pubblicano?».
Insistendo su un punto che tornava spesso nelle sue omelie, il cardinale Antonetti aggiunse che «Simone detto Pietro subito dopo aver riconosciuto come Messia Gesù contesta la sua strada, la sua missione salvifica. Gesù annuncia ai discepoli che lo attende il cammino della croce, della morte, della resurrezione Pietro risponde “Questo non accadrà mai”. E Gesù lo rimpovera chiamandolo Satana. Perché lo ama al punto da non accettare che soffra e muoia? Ovviamente non può essere questo il motivo. Satana è il tentatore e in quel momento Pietro dà voce alla tentazione per eccellenza, quella di sostituire i suoi disegni al progetto salvifico di Dio. Anche noi corriamo questo pericolo, come Pietro forse senza neppure rendecene conto. Consideriamo la fede come una cosa che viene da noi, che ci appartiene, che dipende da noicome usare. Ma se la fede fosse questo sarebbe sordità alla Parola del Signore, sarebbe resistere a Dio, farcene un’immagine come faccia comodo a noi. Gesù dice a Pietro che non pensa secondo Dio, ma secondo gli uomini. Lo dice a tutti noi e ci ammonisce a contrastare, a rinnegare questo atteggiamento autoreferenziale, ci invita alla sua sequela che è fatta anche del peso della croce che ciascuno di noi, in un modo o nell’altro, deve accettaredi sobbarcarsi. Perché nell’esperienza del Cristo e nell’esperienza degli uomini la croce c’è. Così come c’è la resurrezione, la vita eterna. Lo diremo tra poco recitando insieme il credo, la nostra professione di fede: “Aspetto la resurrezione e la vita del mondo che verrà”. Perché, come dice san Paolo, se non c’è la resurrezione la nostra fede è vana. Preghiamo dunque, di comprendere realmente cosa è questa fede e come viverla e consolidarla ogni giorno. Come abbiamo ascoltato nella lettera di Paolo ai romani (Rm 12,2) preghiamo che il Signore ci lasci trasformare rinnovando il nostro “modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto”. Preghiamo di ottenere questa capacità di discernimento, di non aggrapparci ai nostri beni, ai nostri guadagni, neppure alle nostre conquiste e neppure, parlo soprapputto per noi sacerdoti, ai nostri successi pastorali. Preghiamo il Signore di insegnarci a non resistergli, a non mettersi di traverso sulle sue vie ma dietro di lui, come dice a Pietro. Preghiamolodi insegnarci a non volerlo a nostra immagine, ma di capire come essere davvero a immagine sua».
Buona domenica a tutti.
