La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.
Sosta e Ripresa per le quattro domeniche di Avvento ha deciso di affidare tale riflessione ad altrettanti sacerdoti della diocesi di Viterbo, in attesa di pubblicare a Natale l’omelia del vescono Lino Fumagalli.
Per questa domenica 13 dicembre, questo servizio ci è offerto dal padre cappuccino Ubaldo Terrinoni da sempre tra i più prestigiosi collaboratori di questo giornale.

IV Domenica di Avvento – ANNO B
Maria: piena di grazia
1.“La pienezza di grazia” nell’Antico Testamento
Presentandosi da Maria, come ascoltiamo nel Vangelo di questa domenica (Lc 1, 26-38), l’angelo Gabriele non la chiama solo col suo nome (come siamo abituati a ripetere nella dolce e notissima preghiera dell’ “Ave Maria”), ma la saluta con un nome nuovo, quello di “piena di grazia” (kecharitomène) (Lc 1,28). “Piena di grazia” è un’espressione rara che ritroviamo poche volte nel contesto biblico. Oltre al passo in esame, la leggiamo tre volte in alcune traduzioni greche dell’Antico Testamento (non però con la stessa identica formula e neppure con lo stesso significato) e una volta nel Nuovo Testamento.
Ecco come dal Siracide viene indirizzata al giovane inesperto un’appassionata esortazione a coltivare la modestia e a non lasciarsi conquistare dalla bellezza fisica (dalla “grazia”) della donna:
“Distogli l’occhio da una donna bella (“piena di grazia”)
non fissare una bellezza che non ti appartiene.
Per la bellezza di una donna molti sono periti; per essa l’amore brucia come fuoco” (Sr 9,8).
In un altro testo del Siracide viene esaltato l’uomo retto, integro, irreprensibile. Qui però ci si trova in un contesto morale. L’autore elogia la bellezza interiore, spirituale, che si manifesta all’esterno nel modo generoso e caritatevole con cui l’uomo retto fa un dono:
“Una parola è più pregiata del dono.
Ecco, non vale una parola più di un ricco dono? L’uomo caritatevole (“pieno di grazia”) Offre l’una e l’altro” (Sr 18,16-17).
Inoltre, nel Salmo 18 al versetto 26, l’autore anonimo si rivolge con fiducia al Signore e lo invoca con incalzanti vocativi di potenza: “mia forza, mia roccia, mio liberatore, mia rupe, mio scudo e baluardo, mia salvezza”. Poi passa a ringraziarlo per i suoi portentosi interventi che lo hanno scampato da tanti pericoli ed elogia la norma costante della condotta di Dio, il quale si mostra severo con i perversi e benevolo con i giusti:
“Con l’uomo buono tu sei buono, con l’uomo integro (“pieno di grazia”) tu sei integro, con l’uomo puro tu sei puro, con il perverso tu sei astuto” (Sl 18,26).
Infine, nell’epistola indirizzata alla comunità di Efeso, l’apostolo Paolo celebra il piano divino della salvezza di tutti gli uomini e afferma che Dio “ci ha predestinati a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito del suo volere,
“a lode e gloria della sua grazia, con la quale ci ha ricolmi di grazia (ekarìtosen) nel suo diletto figlio” (Ef 1,5-6).
Riassumendo questa breve panoramica, notiamo che il termine greco indica nell’Antica economia la bellezza, l’amabilità fisica e morale di una persona. Nella Nuova economia si arricchisce di una dimensione nuova: indica anche la bellezza e l’amabilità soprannaturale.
2. Maria: “piena di grazia”
Ora se torniamo al racconto dell’Annunciazione, notiamo che l’angelo Gabriele, designando Maria col nuovo nome di “piena di grazia”, certamente vuole mettere in risalto la sua bellezza e la sua amabilità fisica e morale. Ma intende soprattutto rivelarle la trasformazione interiore, spirituale, che Dio ha già compiuto in lei, per cui lei rimane stabilmente in questo stato. Maria pertanto non risulta solo “graziosa” e non è neppure sufficiente dire che lei “è oggetto del favore di Dio”.
Ma si deve aggiungere che Maria è stata trasformata dalla grazia ed è stata interamente gradita agli occhi di Dio (Lc 1,30). Si noti che il verbo greco è un participio perfetto passivo e, dunque, descrive una situazione nella quale Maria già si trova a vivere; è una trasformazione già realizzata in lei. Ci si chiede ora quale sia questa grazia (di cui Maria è “piena”) e che l’ha trasformata. Certamente non può essere la grazia della maternità divina, perché nel momento dell’Annunciazione la maternità deve ancora compiersi.
Dunque, la grazia che ha trasformato Maria è precedente al messaggio. Cioè, prima ancora che l’angelo le annunci che lei sta per diventare madre, lei è già stata trasformata dalla grazia, è stata “ricolma di grazia” da Dio in vista della sua alta missione. Ed è proprio la missione che costituisce l’oggetto del duplice annuncio dell’angelo:
1 Maria concepirà e darà alla luce il Figlio stesso di Dio (1,33); 2. Ciò si realizzerà senza la “conoscenza” di un uomo (1,34), ma per la potenza dell’Altissimo (1,35).
Dio dunque aveva preparato Maria preservandola dal peccato originale e poi ispirandole il desiderio della verginità. Quindi, l’annuncio dell’angelo “tu concepirai nel tuo seno” (1,31) si riferisce alla concezione verginale; la risposta di Maria (“non conosco uomo” 1,34) è la conferma del suo stato di verginità. Maria è stata preparata da Dio a diventare Madre verginale del Figlio di Dio.
Buona domenica a tutti
