La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.

In questo  22 novembre 2020 incomincia l’Avvento e si apre l’anno liturgico. Sosta e Ripresa per le quattro domeniche di Avvento ha deciso di affidare tale riflessione ad altrettanti sacerdoti della diocesi di Viterbo, in attesa di pubblicare a Natale l’omelia del vescono Lino Fumagalli.

I Domenica di Avvento – ANNO B

Don Luigi Fabbri
Don Luigi Fabbri

di Don Luigi Fabbri

È la prima Domenica di Avvento e la Parola di Dio pone in primo piano il mistero del tempo, che il cristiano è chiamato a vivere nel segno dell’attesa del Signore che “viene incontro ad ogni uomo e in ogni tempo” (Prefazio dell’Avvento 1/A).

Ecco, dunque, la bellezza di questi giorni che sono “un bagliore di futuro dentro il giro lento dei giorni sempre uguali” (E. Ronchi); che aprono il cuore alla speranza; che alimentano l’attesa di un mondo rinnovato; che accendono il desiderio di un incontro – quello con il Signore – che è capace di far fiorire la vita in tutte le sue forme.

“Se tu squarciassi i cieli e scendessi!”.

È la preghiera intensa e accorata del popolo di Israele che, in esilio a Babilonia, comprende che la triste situazione in cui si trova è l’inevitabile conseguenza del suo peccato: “… abbiano peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli … ci hai messo in balia della nostra iniquità”.

E, in balia della propria iniquità, alla mercé del proprio peccato, l’uomo fallisce, la vita si secca, l’esistenza si perde.

E, in balia della nostra iniquità, noi uomini del XXI secolo, che abbiamo pensato di poter costruire un mondo senza Dio e di poterlo escludere dalla vita di ognuno, abbiamo svuotato la vita di senso, di futuro, di speranza.

Anche noi, perciò, oggi come allora il popolo di Israele, gridiamo: “Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema?… Se tu squarciassi i cieli e scendessi”, il mondo cambierebbe.

I cieli l’hai squarciati, Signore. Ti sei fatto carne, sei venuto sulla terra come un bacio (B. Calati) e hai riempito i solchi della storia di sementi d’amore, che hai affidato alla nostra cura perché germogli e fiorisca.

Sei disceso a salvarci, perché non bastiamo a noi stessi, non ci salviamo dal soli.

“Noi siamo argilla” nelle tue mani “e tu colui che ci plasma” per fare della nostra povera carne quell’opera d’arte che da sempre hai sognato.

Ecco l’Avvento: Dio è venuto, Dio viene continuamente, Dio verrà alla fine dei tempi per sempre.

E il nostro compito? Andargli incontro.

Il Vangelo ci mostra come farlo, indicandoci due atteggiamenti: fate attenzione, vegliate.

“Fate attenzione”. Vivete attenti, per una vita non superficiale.

Andate oltre la superficie degli eventi.

Scendete in profondità di fronte alla realtà.

Cercate di cogliere i segni della venuta e della presenza di Dio nella vita di ogni giorno.

Sappiate guardare anche dentro la notte.

“Vegliate”. Tenete gli occhi ben aperti.

Scrutate la notte, attendendo impazienti il mattino.

Anche se viviamo tempi bui in cui è facile la tentazione alla resa, l’insidia dello scoraggiamento e l’appiattimento su modelli omologanti e auto-rassicuranti, “vegliate”.

Verrà un nuovo giorno, un mondo nuovo è possibile, è impegno e desiderio, perché il presente non basta a nessuno.

“Vegliate” perché la notte del mondo attende occhi di luce, sguardi capaci di futuro, spiragli di cielo, feritoie di bellezza, cuori con la nostalgia dell’oltre, orizzonti di umanità nuova.

“Fate attenzione … Vegliate … fate in modo che, giungendo all’improvviso (il Signore), non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!”.

Buona domenica a tutti

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