Domenica 16 giugno 2024, XI domenica Tempo ordinario (Anno B)
FESTA E NOVITA’ Mc 2, 18-22
In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Si recarono allora da Gesù e gli dissero: “Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?”. Gesù disse loro: “Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno i giorni in cu sarà loro tolto lo sposo e allora digiuneranno.
Il digiuno insieme all’elemosina e alla preghiera costituivano le colonne portanti della religiosità ebraica. La Legge di Mosè prescriveva soltanto un digiuno, e in modalità gravissima, precisamente nel giorno dell’Espiazione, che ricorreva verso i primi di settembre (Lv 16,29-30; At 27,9). In tempi posteriori si aggiunsero altri digiuni in occasione di calamità e in memoria di eventi storici tristi e dolorosi. Al tempo di Gesù, i farisei praticavano il digiuno due volte la settimana: il lunedì e il giovedì, e risultava per loro come il segno più eloquente e più garantito della conversione di una persona. Gesù stesso, in preparazione alla sua missione, digiunò per quaranta giorni nel deserto (Mt 4,2).
Ora il Maestro è chiamato a giustificare l’assenza della pratica del digiuno tra i suoi discepoli, e lo fa con una controdomanda: “Possono forse digiunare gli invitati a nozze mentre lo sposo è con loro?”. Gesù dunque risponde con la metafora dello sposo che era molto familiare ai suoi interlocutori. Infatti, Dio stesso si dichiara sposo d’Israele. Gesù stesso, per la prima volta, riferisce a sé l’ardita immagine: egli è lo sposo!
E dunque deve dominare aria di festa, gioioso entusiasmo che mal si accorderebbe con i digiuni e i lamenti funebri. Le prime comunità cristiane avevano compreso bene questo insegnamento e accordavano le liturgie eucaristiche sul ritmo di un convito di carattere festoso: “Essi prendevano i pasti con letizia e semplicità di cuore” (At 2,46). Tuttavia il Maestro fa un’allusione discreta al tempo della sua passione e morte: “allora verrà tolto a loro lo sposo e in quel giorno digiuneranno”. Il profeta Isaia già aveva fatto vago riferimento alla fine violenta e tragica del Messia: “Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo. Si, fu eliminato dalla terra dei viventi” (Is 53,8).
Ma ormai con il Maestro Gesù entriamo “nei tempi nuovi” di cui il vino nuovo è il simbolo scontato; ci si mette l’abito nuovo, l’abito della festa, perché egli, il Messia, è la novità assoluta che non è combinabile con nulla e nessuno del passato. Egli è il criterio di novità. Gesù mette in crisi le strutture inservibili, i formalismi e i ritualismi vuoti…Il mondo religioso dei farisei e dei discepoli del Battista è un mondo vecchio, è un panno usurato, è un’otre deteriorata. Egli dove arriva non aggiusta, non accomoda, non rattoppa, ma ri-fa, ri-crea, rin-nova Non utilizza il nuovo per rabberciare il vecchio…! Gesù esprime questo pensiero con due aforismi che si ispirano alla sapienza dei secoli, al buon senso popolare:
“Nessuno cuce una toppa di panno grezzo, su un vestito vecchio, altrimenti il rattoppo lo squarcia.
Nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino farà scoppiare gli otri e si perde il vino” (2,21-22).
In definitiva, Gesù non vuole magnificare l’esperienza esclusiva della gioia, né intende sollecitare i suoi discepoli a saltare da un festino all’altro come buontemponi. Vuole invece prestare un aiuto per scoprire l’importanza della sua Persona: se egli è presente, si vive nella comunione fraterna, nella gioia e nella felicità; si sta bene insieme con lui e tra di noi; se invece egli è assente si stende un velo di tristezza sull’intera comunità e i singoli membri della comunità risultano come tante isole incomunicabili.
Nota della Direzione
La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore sia indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. Anche in questo anno liturgico (B) incentrato soprattutto sul Vangelo di Marco, ci guida e ci accompagna in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione rinnova la gratitudine per questo servizio.

Licenza in Scienze Bibliche conseguita presso il Pontificio Istituto Biblico.
Dottorato in Teologia Dogmatica conseguito presso la Pontificia Università Gregoriana.
Docente presso l’Istituto di Scienze religiose di Viterbo.Docente presso il Centro Nazionale USMI.
Maestro degli studenti teologi cappuccini dell’Italia Centrale (1967-1976).
Superiore Provinciale dei Cappuccini della Provincia Romana (1982-1988).
Presidente dei Superiori Provinciali Cappuccini d’Italia (1982-1985).
Consultore teologo della Congregazione per le Cause dei Santi (1989- ).
Visitatore apostolico di un Istituto religioso per incarico della Congregazione dei religiosi.
Docente presso l’Istituto Teologico San Pietro dal 1997.
Autore notissimo, conduttore a Radio Maria, direttore spirituale e predicatore per numerosi istituti religiosi femminili.

