La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore sia indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. Anche in questo anno liturgico (B) incentrato soprattutto sul Vangelo di Marco,

ci guida e ci accompagna in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione rinnova la gratitudine per questo servizio.
Domenica 17 dicembre 2023, Domenica III di Avvento – Anno B
IL BATTISTA: TESTIMONE DI CRISTO Gv 1, 6-8, 19-28
Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva rendere testimonianza alla luce.
Giovanni Battista appare nel quarto Vangelo come una linea di confine, come una frontiera insostituibile: infatti egli è l’ultimo dei profeti e il primo e principale testimone del Messia, Cristo. E Giovanni l’evangelista lo presenta non come battezzatore e predicatore di conversione, ma come testimone e ritorna ben tre volte su questo preciso motivo (vv.7-8.15); lo introduce con la formula solenne protocollare con cui venivano presentati gli antichi profeti: “Vi fu (eghéneto) un uomo mandato da Dio…”.
La testimonianza è resa ufficialmente di fronte alle autorità, cioè ai sacerdoti e ai leviti, che sono stati incaricati di procedere a una inchiesta. In questo contesto di ufficialità, il Battista non può rifiutarsi, né tacere, né nascondere la verità. Gli rivolgono tre domande che si susseguono l’una all’altra e tre risposte del Precursore sempre più brevi e più secche:
“Chi sei tu? – Non sono il Messia!”
“Sei Elia? – Non lo sono!”
“Sei il profeta? – No!”.
Dopo l’umiliante catastrofe dell’esilio babilonese e soprattutto dopo il ritorno dall’esilio, si era fatta viva, direi spasmodica l’attesa dell’avvento del Messia, come sovrano ideale e sicuro e come potente liberatore. Gli inviati dai Giudei non sono soddisfatti della triplice risposta negativa, perciò incalzano con una nuova domanda: “Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?”.
Ed egli risponde volentieri appellandosi alla Scrittura e precisamente al profeta Isaia (Is 40,3): Io sono una voce che grida…! Egli è un “grido” che annuncia, che risponde alle attese; è un messaggero che si nasconde dietro il suo messaggio, scompare nella parola che annuncia. E questo è certamente come segno della sua profonda umiltà, ma anche per lasciare libero nella risposta colui che è raggiunto dal suo messaggio. C’è in lui la consapevolezza e la gioia di volgere al tramonto con la sua testimonianza perché si levi al mattino il sole luminoso di Cristo.
Il Battista affida idealmente la testimonianza ai Dodici chiamati ad essere testimoni del Cristo Risorto (At 4,33). È la testimonianza che i Dodici poi passano ad ogni cristiano. Ed è testimone autentico non colui che ha imparato e che ha accumulato titoli accademici e che sa offrire risposte ad ogni quesito dogmatico. Ma è testimone credibile colui che ha visto, toccato, sperimentato e che si è lasciato trasformare interamente dalla verità evangelica; è testimone credibile non colui che si muove su una ferrea logica di argomentazioni, ma colui che mette la propria vita in ciò che insegna.
“Evangelizzo a bocca chiusa” lasciava intendere con gesti il santo papa Giovanni Paolo II negli ultimi anni del suo servizio alla Chiesa; “il testimone credibile non deve essere il termometro dell’ambiente in cui il credente è collocato, ma il termostato che riscalda il mondo freddo in cui vive” ammoniva il grande Martin Luther King; “il Vangelo non lo si vuole soltanto letto e predicato, ma lo si vuole incarnato e vissuto”; è l’esortazione di un giornalista cattolico agli uomini di Chiesa.

