Spezzare la Parola, pH Laura Ciulli

La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. In questo anno liturgico (A) incentrato soprattutto sul Vangelo di Matteo, ci guida e ci accompagna in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione esprime gratitudine per questo ulteriore servizio.

Domenica 18 luglio 2023, XV domenica del tempo ordinario – Anno A

“A LORO NON È DATO…” Mt 13, 1-23

Gesù, pH Laura Ciulli

Il lungo brano del Vangelo di Matteo di questa domenica, costituisce il terzo discorso di Gesù ed è compreso nel capitolo 13 che è interamente dedicato alle parabole. Al termine del racconto della parabola del seminatore “gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: “Perché parli loro in parabole?”. Egli rispose: “Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Per questo parlo loro in parabole:

Perché pur vedendo non vedono

e pur udendo non odono e non comprendono.

Ma beati i vostri occhi perché vedono

E i vostri orecchi perché odono” (Mt 13,10-11.13.16).

Chi sono dunque “quelli ai quali non è dato di vedere e di udire”? – Certamente non sono i Dodici, perché vengono esplicitamente designati come quelli che hanno la grazia di udire e di vedere; non è neppure la folla, perché questa non risulta mai ostile a Gesù, anzi lo cerca, gli va dietro, lo ascolta molto volentieri, lo vuole toccare e desidera parlare con lui per chiedere interventi prodigiosi…!

“Quelli ai quali non è dato…” sono coloro che non intendono penetrare nel mistero del regno e non intendono lasciarsi coinvolgere dai messaggi di Gesù; scelgono di restare al margine della verità per essere liberi di decidere in modo autonomo e per non essere scomodati e costretti a cambiare e a rivedere tutta la propria vita; preferiscono lasciarsi guidare dalla logica umana e restare prigionieri della ragione. Così avviene che questi stanno pure a guardare, ma senza discernere nulla; ascoltano, ma non riescono a inquadrare nella giusta ottica il messaggio che ascoltano.

Il motivo di fondo sta nel fatto che spesso la parola scomoda, inquieta, interpella, rimprovera, abbaglia, è esigente oltre ogni misura, chiede troppo, sconvolge schemi e progetti personali, rimette sulla strada anche a tarda età; è imprevedibile, incoraggia, dà forza, sostiene e fa delle sorprese. E non sempre si è disposti questa rivoluzione copernicana. Il messaggio biblico inoltre esige un ascolto attento e devoto, che include tutta la gamma dell’ascolto: va dalla percezione acustica, alla ricezione del messaggio, fino alla docile sottomissione e alla esecuzione del medesimo. Si richiede la partecipazione di tutta la persona, con la totale capacità uditiva e con la piena intensità dell’anima.

Ascoltare, perché la parola ti chiama per nome, ripete il tuo nome, ti sta di fronte, ti interpella, si rivolge a te, ora, qui; ascoltare, perché è irrepetibile, non torna più a parlarti come questa volta; il messaggio della parola è sempre unico, non torna mai due o più volte allo stesso modo. La sua è una voce senza rumore di parole, ma è irresistibile; ha una forza divina. È la presenza viva di qualcuno che ti chiama, dal quale non puoi fuggire perché ti insegue e ti raggiunge dovunque e non ti abbandona mai. Non è consentito l’ascolto a colui che pone condizioni e paletti alla Parola. Ebbene proprio a questi non è dato…

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