Domenica 24 marzo 2024, Domenica delle Palme – Passione del Signore
LA PASSIONE DI GESÙ Mc 14,1-15,47
Mancavano intanto due giorni alla Pasqua e agli Azzimi e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di impadronirsi di lui con inganno, per ucciderlo. Dicevano infatti: “Non durante la festa, perché non succeda un tumulto nel popolo”.
I capitoli 14-15 del Vangelo di Marco costituiscono il culmine dell’intera opera e sono dedicati interamente al racconto della Passione, quasi a lasciar capire che questa fase conclusiva della vicenda terrena di Gesù richiede molta attenzione, studio e riflessione per una profonda e completa comprensione.
È degna di considerazione l’ottica nella quale si colloca l’evangelista: egli narra i particolari della Passione in tutta la loro crudezza, senza temperarne i termini e sfumarne le tinte. Perciò mette bene in rilievo la debolezza del Maestro, la sua paura di fronte alla sofferenza e la sua ingestibile angoscia di fronte alla morte. “Non ha paura di urtare i lettori, anzi si direbbe che faccia apposta a mettere in rilievo le opposizioni, a insistere sui paradossi, per proclamare a tutti la realtà sconvolgente dello scandalo della croce” (PaVi, ’82, 26).
La narrazione dell’arresto è estremamente breve; sembra ci si trovi alle prese con un sintetico verbale dell’accaduto; tuttavia contiene gli elementi essenziali: riferisce del traditore e della folla quasi a sottolineare che anch’essa è passata, come Giuda, all’opposizione: dagli applausi al pollice verso (14,43); precisa che Gesù è trattato come un comune brigante (lestès) (14,48), abbandonato da tutti.
Con rapide pennellate, l’evangelista ci fa assistere al progressivo abbandono e isolamento di Gesù: inizia con l’apparente abbandono del Padre nel momento orante del Getsemani; si sviluppa sottolineando il sonno incosciente dei discepoli e culmina con il tradimento di Giuda e la fuga precipitosa di tutti “i suoi” nel momento della cattura. Intenzionalmente Marco scandisce la narrazione ripetendo l’aggettivo “tutti”: “Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò” dichiara Pietro (14,29); “lo stesso dicevano anche tutti gli altri” (14,31); “tutti allora, abbandonandolo fuggirono” (14,50).
Si verifica così una massiccia coalizione contro di lui: ognuno proferisce il proprio giudizio di condanna: la folla preferisce Barabba; Pilato preferisce il favore della moltitudine; i sommi sacerdoti preferiscono il potere; gli Undici preferiscono la fuga e l’abbandono. Bene aveva profetato il profeta Isaia: “Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo: chi si affligge per la sua sorte?” (Is 53,8). Gesù è in loro balìa; egli è davvero “il consegnato”: il Sinedrio lo consegna a Pilato (15,1); Pilato lo consegna perché sia crocifisso (15,15). Tutti possono usare e abusare nei suoi confronti, senza che alcuno intervenga in sua difesa.
Gesù è tremendamente solo in quelle ore, non soltanto solo a portare il peso della Passione, ma solo anche a saperlo, a conoscerne i particolari: gli si avvicina Giuda non per fargli compagnia, ma per tradirlo! Anch’egli è solo”. “Tragica solitudine di questi due uomini che si baciano nella notte…! Fra poche ore, tutti e due saranno morti, e per suprema derisione, d’una morte assomigliante, l’uno e l’altro appesi a un legno” (Bruckberger).
Nota della Direzione
La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore sia indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. Anche in questo anno liturgico (B) incentrato soprattutto sul Vangelo di Marco, ci guida e ci accompagna in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione rinnova la gratitudine per questo servizio.

Licenza in Scienze Bibliche conseguita presso il Pontificio Istituto Biblico.
Dottorato in Teologia Dogmatica conseguito presso la Pontificia Università Gregoriana.
Docente presso l’Istituto di Scienze religiose di Viterbo.Docente presso il Centro Nazionale USMI.
Maestro degli studenti teologi cappuccini dell’Italia Centrale (1967-1976).
Superiore Provinciale dei Cappuccini della Provincia Romana (1982-1988).
Presidente dei Superiori Provinciali Cappuccini d’Italia (1982-1985).
Consultore teologo della Congregazione per le Cause dei Santi (1989- ).
Visitatore apostolico di un Istituto religioso per incarico della Congregazione dei religiosi.
Docente presso l’Istituto Teologico San Pietro dal 1997.
Autore notissimo, conduttore a Radio Maria, direttore spirituale e predicatore per numerosi istituti religiosi femminili.

