Spezzare la Parola, pH Laura Ciulli

La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. In questo anno liturgico (A) incentrato soprattutto sul Vangelo di Matteo,

Padre Ubaldo Terrinoni Ofm
Padre Ubaldo Terrinoni

ci guida e ci accompagna in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione esprime gratitudine per questo ulteriore servizio.

Domenica 24 settembre 2023, XXV domenica del tempo ordinario – Anno A

OPERAI: GLI ULTIMI E I PRIMI Mt 20, 1-16

La parabola narrata da Gesù “degli operai nella vigna” riflette fedelmente la vita sociale del tempo: i braccianti si recavano sulla pubblica piazza per essere assunti al lavoro da qualche contadino bisognoso di mano d’opera. Il tempo del lavoro era limitato dalla luce del sole; il salario giornaliero normale era un denaro, esattamente quello che era stato contrattato con gli operai della prima ora. Il “nodo” della parabola sta nella paga che, al termine del giorno, viene elargita uguale a tutti sia a quelli della prima ora come a quelli chiamati alle nove, alle quindici e alle diciassette. Qui emergono due logiche a confronto: la logica dell’uomo e quella di Dio.

La logica dell’uomo è fondata sulla garanzia della paga in base al lavoro realmente effettuato; stabilisce una stretta correlazione, sul calcolo freddo, tra lavoro e mercede, tra diritti e doveri, tra prestazione e ricompensa. É una logica che si muove sulla linea del principio latino del do ut des; si basa sul lavoro realmente compiuto. La logica di Dio invece è fondata sull’amore e pertanto la sua ricompensa va molto al di là di ciò che realmente ha realizzato e meritato l’uomo; il Signore non è tanto preoccupato della vigna quanto della situazione familiare dei braccianti.

Perciò, non misura, non fa conti, non avanza pretese, ma dona generosamente e con gioia. Così infatti cantano concordemente i salmisti ispirati: “Giusto è il Signore, ama le cose giuste” (Sal 11,7); “buono e giusto è il Signore, il nostro Dio è misericordioso” (Sal 116,5); “dirò le meraviglie del Signore, ricorderò che tu solo sei giusto” (Sal 71,16). Dunque giusto è Dio! Ma di quale giustizia si parla? Di una giustizia che è sinonimo di misericordia. Egli ha un modo di essere “giusto” che è diverso dal nostro. Dio è giusto perché interviene a colmare l’uomo di doni al di là di ogni diritto e di ogni merito. La ricompensa del Signore non dipende strettamente dalle prestazioni che può compiere l’uomo. Così si registra davvero un autentico abisso tra i nostri poveri sforzi umani e la divina ricompensa.

Nessun uomo dunque può vantare diritti o meriti o privilegi davanti a Dio; nessun uomo può avere l’ardire di presentare a Dio la fattura. La contestazione degli operai della prima ora richiama in filigrana la protesta del figlio maggiore della parabola del prodigo (Lc 15,11-32). Egli protesta perché il padre ha riaccolto il minore con tutti gli onori e con eccezionale solennità dopo aver dilapidato tutti i suoi beni capricciosamente calpestando ogni buon senso. Qui viene celebrata l’imprevedibile bontà e il profondo amore del padre.

Non siamo alle prese con un Dio capriccioso, bensì con un Dio imprevedibile nei suoi progetti e nei suoi segni, perché sono progetti e segni di salvezza, di amore e di misericordia, che risultano un mistero e un dono della sua generosità. Non c’è nulla che ci allontani da Dio quanto il giudicarlo secondo la misura dei nostri criteri e imprestargli i nostri sentimenti. Egli non guarda tanto ai risultati, quanto alla buona volontà; dona sempre generosamente il cento per uno.

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