Domenica 21 aprile 2024, V domenica di Pasqua
LA VITE E I TRALCI Gv 15, 1-8
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano”.
Dall’antichità più remota la vite è una delle piante più caratteristiche della terra di Palestina; è l’albero tipico della prosperità e della gioia messianica; poi, un enorme grappolo d’uva riportato dalla valle di Escol con una stanga da due esploratori fu il segno della prodigiosa fecondità della Terra Promessa (Nm 13,23); infine, una vite d’oro con grappoli a grandezza d’uomo fu uno degli ornamenti del tempio eretto a Gerusalemme da Erode come riferisce lo storico Giuseppe Flavio.
Nel primo Testamento si afferma che Dio ha una vigna. Il profeta Isaia in un autentico capolavoro letterario propone Dio che profonde squisite attenzioni di predilezione per la vigna-Israele, ma questa risponde con freddezze, ingratitudini e tradimenti: “Canterò per il mio diletto / il mio cantico d’amore per la sua vigna. / Il mio diletto possedeva una vigna…” (Is 5,1). Il salmista ispirato prega il Signore che “visiti e protegga la vigna” (Sal 80,15-16).
Nel secondo Testamento ascoltiamo Gesù che dichiara di essere “la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo” (Gv 15,1). L’aggettivo “vera” forse allude alla “falsa” vite che produce solo foglie senza alcun frutto o produce soltanto uva selvatica e amara. Gesù dunque è la sola vera vite, come è la sola vera luce (Gv 1,9) e il solo vero pane disceso dal cielo (Gv 6,32). Inoltre, che il Padre celeste sia il vignaiolo costituisce motivo di garanzia e di autenticità.
Il Maestro Gesù continua la riflessione accennando al tralcio fruttifero potato e al tralcio sterile bruciato (15, 2.6). Il primo viene potato perché porti frutti ubertosi: è sottoposto alla potatura dolorosa, ma necessaria; è la potatura della sofferenza, della prova, della persecuzione. Il secondo invece è il tralcio secco, infruttuoso, perché non sussiste il legame immediato con la linfa della vite. É simbolo della persona che nella Chiesa non vive, ma si lascia vivere, che non collabora, non partecipa, è assente…
Gesù infine individua il principio fondamentale nell’impegno del rimanere in lui. In otto versetti, il verbo è ripetuto sette volte, tanto è importante nel vocabolario giovanneo! È un verbo carico di significato religioso in quanto caratterizza le relazioni che intercorrono tra Cristo è il discepolo, tra Cristo e ogni battezzato. Così il discepolo rimane in Cristo e il Cristo nel discepolo. É un’osmosi di vita nell’amore, in una profonda comunione.
Il verbo “rimanere” dunque costituisce il punto nodale dell’intera sezione letteraria e rivela l’identità del singolo che si dispone alla sequela del Maestro: il discepolo è colui che rimane in lui, nel suo amore, e ciò vuol dire concretamente accogliere, imitare, prolungare la comunione con lui come il tralcio alla vite.
Nota della Direzione
La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore sia indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. Anche in questo anno liturgico (B) incentrato soprattutto sul Vangelo di Marco, ci guida e ci accompagna in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione rinnova la gratitudine per questo servizio.
Foto tratta dal web

Licenza in Scienze Bibliche conseguita presso il Pontificio Istituto Biblico.
Dottorato in Teologia Dogmatica conseguito presso la Pontificia Università Gregoriana.
Docente presso l’Istituto di Scienze religiose di Viterbo.Docente presso il Centro Nazionale USMI.
Maestro degli studenti teologi cappuccini dell’Italia Centrale (1967-1976).
Superiore Provinciale dei Cappuccini della Provincia Romana (1982-1988).
Presidente dei Superiori Provinciali Cappuccini d’Italia (1982-1985).
Consultore teologo della Congregazione per le Cause dei Santi (1989- ).
Visitatore apostolico di un Istituto religioso per incarico della Congregazione dei religiosi.
Docente presso l’Istituto Teologico San Pietro dal 1997.
Autore notissimo, conduttore a Radio Maria, direttore spirituale e predicatore per numerosi istituti religiosi femminili.

