Spezzare la Parola Laura Ciulli

 

Domenica 31 dicembre 2023, Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe – Anno B

LA FAMIGLIA DI GESÚ Lc 2, 22-40

Sacra Famiglia ph Laura Ciulli

 

Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi come prescrive la Legge del Signore.

Quando due cuori decidono di fondersi in uno solo per tutta la vita, scompare (o deve scomparire lentamente) l’io e il tu per cedere il posto al noi e al nostro. Così, la casa non sarà mia o tua, ma nostra; i figli che il Signore vorrà donarci saranno nostri; le conoscenze e le relazioni sociali, le amicizie che intrecceremo saranno frutto della nostra “collaborazione armonica”; la nostra vita sarà sorretta dagli stessi principi e sarà animata dell’unica legge dell’amore.

Così succede che nel focolare domestico si incontrano due persone, due libertà, due volontà e due cuori per far risonare all’unisono un unico sì. Ed è così che la casa che ci accoglie prende a “vivere”; vive con tutti noi e noi la sentiamo nostra. Tra queste pareti ogni atto di obbedienza si trasforma in espressione d’amore, e ogni comando risulta come generosa donazione di sé nella trama ordinaria dello scorrere dei giorni.

Di qui emerge lentamente la “piccola chiesa” come soleva designarla Papa Giovanni XXIII; la “chiesa domestica” come la dichiara il Concilio (LG, 11); la “scuola dell’amore”, il “primo tempio”, la “prima chiesa” come amava ripetere Papa Giovanni Paolo II, riferendosi alla Sacra Famiglia. La casa di Nazaret “fu il luogo della vita quotidiana, il luogo della vita nascosta del Messia, la casa della santa Famiglia. Essa fu il primo tempio, la prima chiesa, su cui la Madre di Dio irradiò la sua luce emanante dal mistero dell’Incarnazione, del mistero del suo Figlio” (Giovanni Paolo II).

In questa casetta, tra le sue umili mura, si tesse la tela dell’amore all’insegna della comunione dei cuori. Quando, infatti, Gesù dodicenne viene ritrovato nel tempio, e Maria (a nome anche di Giuseppe) prova rispettosamente a rivendicare i loro diritti umani, gli dice: “Figlio perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io angosciati ti cercavamo” (Lc 2,48). Sapeva molto bene lei che “quel Figlio” era stato concepito senza intervento di uomo, ma lei non intende considerarlo come sua proprietà personale ed esclusiva. Quel Figlio apparteneva prima di tutto al Padre (Lc 2,49); e poi a Maria e a Giuseppe, sia pure in maniera diversa; ed essi potevano dire con tutta verità di lui: nostro figlio.

Insegna il Concilio che la comunione d’amore tra i coniugi reclama l’indissolubilità e, allo stesso tempo, chiede di crescere e di espandersi in altre presenze (Gaudiom et spes, 48). Sì, ogni famiglia nasce dall’amore per espandersi nella vita; l’amore cerca e genera la vita. Il figlio, quindi, non costituisce ostacolo o interruzione all’amore, ma ne diventa la personificazione e il frutto maturo; il figlio è la comunione d’amore dei genitori fatta persona.

Pertanto, in ordine alla crescita e allo sviluppo sano ed armonico del figlio non è sufficiente il binomio madre-figlio, ma si richiede anche l’intervento del padre. Anch’egli deve trovare il tempo per tenere in braccio il figlio, per insegnargli a parlare e a camminare e per rispondere ai primi perché; e, fatto più grandicello, assumersi la porzione di responsabilità per guardare i quaderni, per incoraggiare, consigliare, dialogare, correggere…

Anche nella casetta di Nazaret, il fanciullo Gesù “cresceva e si fortificava, pieno di sapienza. E la grazia di Dio era sopra di lui” (Lc 1,40; cfr.1,52). I suoi paesani ne restavano meravigliati e si chiedevano: “da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data?” (Mc 6,2).

La casa di Nazaret, dunque, è il santuario dell’amore della Sacra Famiglia. Le nostre case moderne, non meno di quella, sono la prima piccola chiesa dove il figlio muove i primi passi per la conoscenza di Dio. Ogni nostra residenza terrena, modesta o solenne, grande o piccola, è per ogni vita che sboccia: culla e comunità. L’uomo vi nasce, cresce, lavora, invecchia e muore. La casa è il primo luogo sacro dove si proteggono i tesori più cari: i figli, gli affetti, l’amore, il lavoro, la speranza, la felicità, le prove, il ricordo dei defunti e la propria vita.

Nota della Direzione

La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore sia indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. Anche in questo anno liturgico (B) incentrato soprattutto sul Vangelo di Marco, ci guida e ci accompagna in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione rinnova la gratitudine per questo servizio.

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