Domenica 5 maggio 2024, VI domenica di Pasqua
L’AMORE È TUTTO Gv 15, 9-17
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando.
Dio Padre è il punto di partenza e di costante riferimento di tutto l’amore che si diffonde incessantemente sulla terra destinato a raggiungere il cuore degli uomini. Questo dono preziosissimo ha la sorgente in Dio infinito ed è finalizzato a tornare all’Infinito. “L’amore è da Dio” scandisce l’apostolo Giovanni nella sua prima lettera (1Gv 4,7). L’amore ha una dimensione totalizzante aggiunge l’apostolo Paolo nella prima ai Corinzi, dove ripete per ben quattro volte l’aggettivo tutto: “l’amore tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1Cor 13,7).
E tuttavia non può non sorprenderci rilevare che nella letteratura biblica l’amore viene unito strettamente a un comando: “Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore…”; “questo è il mio comandamento, che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati”; “questo vi comando: amatevi gli uni gli altri”; “voi siete miei amici se farete ciò che io vi comando”.
Ma già nella “professione di fede d’Israele”, il Signore raggiunge il suo popolo con la forza vincolante del verbo amerai al futuro: “tu amerai il Signore tuo Dio, / con tutto il cuore, /con tutta l’anima, / con tutte le forze” (Dt 6,5); si sa che nel linguaggio legale ebraico, il futuro assume valore di imperativo categorico, con senso assoluto, senza eccezioni per nessuno.
Il “comando” di amare contrasta fortemente con l’esperienza quotidiana dell’uomo, il quale vuole essere e vuole sentirsi libero nel gestire il proprio cuore. Del resto la saggezza dei secoli insegna che al cuor non si comanda. Però se il Signore ci comanda di amare è certamente per un bene dell’uomo stesso. Infatti, questo si realizza pienamente, nella dimensione umana e spirituale, se si impegna a rispondere al Signore in chiave di amore. Lo conferma anche sant’Ireneo quando scrive: “Comanda l’amore verso Dio, (perché) giova all’uomo stesso, senza che di nulla Dio abbia bisogno da parte dell’uomo. A Dio non apporta nulla, perché il Signore non ha bisogno dell’amore dell’uomo”.
Inoltre, l’amore costituisce la maggiore forza unitaria e il più efficace principio di unificazione e di armonia di tutta la persona. Il peccato disgrega, l’amore unifica. Solo l’amore è capace di riunire tutte le energie psichiche e spirituali della persona, unificando dall’interno la sua vita. Di sant’Antonio abate si diceva che era “un uomo dalla vita unificata (biòs monòtropos)”.
L’amore è sempre nuovo, non ricalca mai il solco già tracciato, arriva come una gradita sorpresa ed è in crescendo, cioè se ne fa l’esperienza all’insegna del sempre più: più di ieri e meno di domani. E tuttavia l’amore è la realtà più preziosa che possiede l’uomo, perciò lo si deve pagare…L’amore è sacrificio, è dono generoso di sé, è immolazione, è disponibilità all’altro, è un’avventura appassionante, ma tanto ardua; richiede un lungo e paziente esercizio perché ognuno di noi impari a passare dal prendere al donare.
Nota della Direzione
La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore sia indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. Anche in questo anno liturgico (B) incentrato soprattutto sul Vangelo di Marco, ci guida e ci accompagna in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione rinnova la gratitudine per questo servizio.

Licenza in Scienze Bibliche conseguita presso il Pontificio Istituto Biblico.
Dottorato in Teologia Dogmatica conseguito presso la Pontificia Università Gregoriana.
Docente presso l’Istituto di Scienze religiose di Viterbo.Docente presso il Centro Nazionale USMI.
Maestro degli studenti teologi cappuccini dell’Italia Centrale (1967-1976).
Superiore Provinciale dei Cappuccini della Provincia Romana (1982-1988).
Presidente dei Superiori Provinciali Cappuccini d’Italia (1982-1985).
Consultore teologo della Congregazione per le Cause dei Santi (1989- ).
Visitatore apostolico di un Istituto religioso per incarico della Congregazione dei religiosi.
Docente presso l’Istituto Teologico San Pietro dal 1997.
Autore notissimo, conduttore a Radio Maria, direttore spirituale e predicatore per numerosi istituti religiosi femminili.

