Spezzare la Parola, pH Laura Ciulli

La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. In questo anno liturgico (A) incentrato soprattutto sul Vangelo di Matteo, ci guida e ci accompagna in questo cammino

Padre Ubaldo Terrinoni pH Laura Ciulli
Padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp

padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione esprime gratitudine per questo ulteriore servizio.

Domenica 8 ottobre 2023, XXVIi domenica del tempo ordinario – Anno A

I VIGNAIOLI INFEDELI Mt 21, 33-4328-32

Gesù pH Laura Ciulli

La parabola si offre a noi come una completa sintesi della storia della salvezza, che si articola in due grandi quadri: nel primo sono in primo piano e in grande evidenza i coloni ai quali è stata affidata la vigna (vv. 33-39). Nel secondo quadro invece domina il proprietario (vv. 40-43) che manda i suoi servi per avere la parte del raccolto che gli spetta. Ma i coloni rispediscono indietro i servi a mani vuote non senza prima averli percossi e seviziati. Infine manda il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto di mio figlio! Ma, i vignaioli, presolo, lo cacciarono fuori dalla vigna e l’uccisero”.

Il tema della vigna è ricorrente nella letteratura biblica (soprattutto nel salterio e nel profetismo) come simbolo del popolo d’Israele. Spicca tra tutti il testo di Isaia che si apre in modo arioso per magnificare la vigna del Signore: “Canterò per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. / Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle…” (Is 5,1). Il proprietario profonde con generosità premure e fatiche perché la vigna si esprima nella sua massima produzione. Ma l’epilogo della parabola è amarissimo e tragico: Gesù, nel figlio ucciso, anticipa il suo stesso destino. E il proprietario affida il podere ad altri agricoltori.

Sia Marco che Matteo dicono chiaramente che la parabola fu narrata dal Maestro per i membri del Sinedrio (tribunale supremo che risiedeva a Gerusalemme) e per gli amministratori della casa di Dio. Il gravissimo crimine commesso dai capi d’Israele giustifica la risoluzione estrema del Padre: Israele non potrà più essere popolo di Dio e al suo posto subentrerà la Chiesa. E questo è il passaggio da evidenziare e che sta a molto cuore all’evangelista Matteo: il padrone “darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti…vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un altro popolo che lo farà fruttificare” (Mt 21,41).

Dalle rovine del popolo antico nasce un popolo nuovo destinato a produrre quei frutti che il Signore finalmente desidera aspettarsi. Proprio a questa Chiesa può rivolgersi l’apostolo Pietro con espressioni esaltanti: “Ma voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato” (1Pt 2,9). Ovviamente per appartenere al nuovo popolo di Dio occorre certo “agire, fare, lavorare, risultare impegnati ecc.”, ma soprattutto si richiede di corrispondere alla Volontà di Dio con una fede fervente “che opera per mezzo della carità” (Gal 5,6). Dunque ormai all’Israele storico succede ora “l’Israele di Dio” (Gal 6,16).

Di certo ora la Chiesa, nuovo Israele, deve decisamente evitare di cadere negli stessi errori del primo Israele. Occorre che tutti lavorino con amore e con diligenza nella vigna del Signore e evitino di opporsi ai progetti di Dio. Anche per loro potrebbero risuonare come vere e nuove le parole amare e piene di delusione del proprietario della vigna: “Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché mentre attendevo che producesse uva ha fatto uva selvatica?” (Is 5,4).

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