Spezzare la Parola, ph laura ciulli

La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per
meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.

Don Gianni Carparelli
Don Gianni Carparelli, foto Mariella Zadro

In questo cammino per il resto dell’anno liturgico ci accompagnerà don Gianni Carparelli.

 

 

7 marzo 2021, Domenica III di quaresima – Anno B
Gesù caccia i mercanti dal Tempio… (Gv 2, 13-25)
“Dal” Tempio e “Del” Tempio. I cammini della Chiesa sempre incontreranno mercanti che vedono nel messaggio una opportunità commerciale, “credenti e devoti” che nulla hanno
capito di Dio anche se ne parlano e, diremmo oggi, si fanno il segno della croce.

Quelle del “dio denaro e potere” sono tentazioni che sempre ci incantano, anche nel deserto della
contemplazione dove cerchiamo di incontrare cammini diversi. Tutti le viviamo, anche io, anche tu. E lo vediamo: la casa che dovrebbe essere di Dio, ridotta a casa di prostituzione.
La storia della Chiesa è piena di queste zone di ombra fetida. Ma non è cosa di oggi o di ieri. Il profeta Geremia nel suo dialogo con il Dio della sua fede, e non solo lui, viveva e soffriva questo dramma tutto umano. Mi permetto di ricordare solo quello che troviamo al
cap. 7 “Non fidatevi di quelli che continuano a dire ‘siamo al sicuro, abbiamo il tempio del Signore… ‘, essi vi ingannano…migliorate invece la vostra condotta e il vostro modo di
agire. Ognuno agisca con giustizia verso il suo prossimo. Basta con lo sfruttamento dei forestieri, degli orfani e delle vedove. Basta con lo spargimento di sangue innocente in questa terra…”. Sono frustate senza frusta, ma non meno pesanti e dolorose. Siamo invitati a un cammino di purificazione. “Convertitevi e credete al Vangelo”.
La Quaresima – tempo forte è chiamato- ce lo ricorda: se organizzo la festa dei
sacramenti pensando solo a quale vestito o a quale regalo… sono un mercante. Se
celebro la liturgia tanto per sentirmi occupato, sono un mercante. Se vado in processione per farmi vedere come sono vestito sono un mercante. Se come si dice mi sposo in chiesa per far vedere l’addobbo e gli abiti eleganti, sono un mercante. Se come sacerdote sogno
e spasimo nel segreto di diventare un pezzo grosso nella gerarchia dei colori sono un mercante. Se penso di comperare i favori di Dio con un assegno fotografato sono un mercante. Se metto i segni della fede attaccati al muro delle scuole o dei tribunali o dei
negozi, ma non sono onesto, se non studio, se non giudico con giustizia… sono un mercante. Debbo continuare?… Se sono vescovo o cardinale o papa, e continuo a dare importanza alle apparenze, ai palazzi, agli abiti sontuosi, alle macchine di rappresentanza,
a collane e anelli d’oro e di pietre preziose, sono un mercante. Se guai a chi tocca i titoli pseudo nobiliari: monsignori, eccellenze, eminenze…, sono un mercante.
I profeti fustigavano. Anche Gesù lo ha fatto… e dentro quel tempio violentato e stuprato forse c’eravamo tanti di noi. Dio certamente non c’era. Era uscito appena ci ha visti entrare con la faccia devota. E se ne era andato a salutare coloro che nel tempio non entravano perché non lo sentivano come casa di Dio ma, appunto, come mercato. E noi, tu ed io,
dove ci troviamo? Mi auguro che non mi dica, e ritorno a Geremia: “…Il popolo che io amo ha commesso azioni malvagie. Cosa viene a fare ora nel mio tempio? Pensa forse di allontanare il disastro con promesse e con sacrifici…”? (Ger 11, 15). “Ascoltate la parola,  amministrate bene la giustizia ogni giorno e impedite ai prepotenti di sfruttare i poveri. Se non farete così il mio furore divamperà come fuoco…” (Ger 21, 11). Capiamo meglio cosa vuole dire: “Convertitevi e credete al Vangelo?”. Cambiare vita cercando di seguire il Signore Gesù. E la nostra vita sarà allora il vero Tempio di Dio.

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