La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.

In questo cammino per il resto dell’anno liturgico ci accompagnererà don Gianni Carparelli.
Domenica 14 febbraio 2021. VI Domenica del Tempo ordinario – Anno B
C’è chi allontana ed emargina e c’è chi accoglie e guarisce.
Siamo nel quadro della storia di oggi. Che non è solo di oggi, né è bandiera disumana di un Paese invece che di altri. Chi è sensibile a queste cose lo sa. Chi non lo è gode nel far finta di non sapere. Le persone buone, e le troviamo in ogni popolo e nazione, vedono, sanno, si fermano e cercano di versare “olio e aceto” sulle ferite di chi ai margini della strada spera di sentire la mano calda di qualcuno che si fermi e non solo si limiti a uno sguardo di sufficienza. Perché non sarà un “dio” rivestito di gloria e potenza con la bacchetta magica a intervenire. Lo abbiamo visto e vediamo nelle tante ‘shoah’ o ‘catastrofi’ che insanguinano il mondo. Chiunque pieno di compassione si fermerà, dovesse anche rinunciare ad andare al tempio o al santuario … e c’è chi si ferma … quello è il “Dio” di cui la persona sanguinante ha bisogno. C’è chi non si ferma, anche se non ‘uccide’, e questo è il demonio di cui aver paura e da combattere.
Usciamo dalla parabola o dalla storia descritta nel libro sacro, e diamo uno sguardo attorno a noi. Come anche l’ex presidente Barack Obama ha scritto nel primo volume delle sue memorie, non riusciremo a fare tutto quello che sarebbe necessario fare, ma qualcosa per migliorare la vita delle persone tutti possiamo farlo. Non arriveremo dappertutto, ma da qualche parte certamente approderemo. Gesù non ha salvato tutti i lebbrosi del suo tempo. Gesù non ha guarito tutti gli ammalati e sofferenti del suo tempo. Gesù non ha risolto tutti i problemi che affliggevano la comunità del suo tempo… ma a un certo punto della sua vita ha detto a chi lo seguiva: “Fate questo in memoria di me”.
Allora, cosa io posso fare? Cosa tu puoi fare? Cosa insieme possiamo fare? San Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi ci dice “Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo”. E nella preghiera all’inizio della celebrazione diciamo: “O Dio che hai promesso di abitare in coloro che ti amano con cuore retto e sincero, donaci la grazia di diventare tua degna dimora”. Se noi seguiamo una vita retta e sincera, noi diventiamo dimora e casa di Dio. Saremo come Lui. Saremo Lui. E Gesù, volto di Dio e sua presenza, apre uno squarcio dentro il mistero. La vita del Signore Gesù, il suo esempio e insegnamento, diventa la grammatica della nostra vita. In Lui vediamo come scolpita o dipinta, la vita nuova che aiuterà l’universo a diventare la casa di Dio.
Accogliere, sorridere, abbracciare, tendere la mano, rispettare la sofferenza che non possiamo guarire… quanta strada ancora dobbiamo percorrere per arrivare dalla terra al cielo. Quanti ne incontreremo, magari per televisione, affaticati e oppressi non lontani da noi, sbandati e scartati per le ragioni anche più inverosimili, bagnati di oceano e congelati nelle montagne, quanti e quante! Forse non possiamo né sappiamo cosa fare. Almeno però lasciamo che il nostro cuore non resti sordo alla voce dei diseredati nel mondo e nelle nostre strade. Questa sensibilità ci aiuterà a vedere e a inventare una presenza piena di compassione.
