La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.

In questo cammino per il resto dell’anno liturgico ci accompagnerà don Gianni Carparelli.
4 luglio 2021, XIV Domenica del Tempo Ordinario. – Anno B
“… un profeta non è disprezzato se non nella sua patria… e dai suoi…” (Mc 6, 1-6)
Chi vede lontano difficilmente verrà capito da chi guarda solo le proprie scarpe. È successo a Gesù, è successo ai saggi prima di lui e dopo di Lui come Francesco di Assisi, Galileo, Gandhi, Mandela, Don Milani, per citarne solo alcuni. È successo alle prime comunità cristiane, ai martiri e ai santi e, per non andare troppo lontano, cosa tanti apertamente o meno dicono di Papa Francesco? Se Gesù Cristo tornasse tra di noi, non avrebbe vita facile e qualche monsignore non lo farebbe entrare in Vaticano. Forse non riconoscerebbero il suo insegnamento come cattolico. Chi vede lontano in genere soffre il presente. Vede che è vuoto anche se mantenuto in piedi da organizzazioni forti ma in fondo fragili. Sono come il sogno di Nabucodonosor e la statua d’oro su piedi di argilla. Anche la Chiesa, santa e peccatrice, è santa nel sogno di Cristo, ma peccatrice nella sua storia. Il profeta vede la sua santità anche se sporca e inquinata e l’ama comunque. Chi profitta dalla sua sporcizia gongola nel profitto, economico o di potere vestito a lusso. E cerca di mantenerla così come è, peccatrice. Come se fosse una persona-oggetto in vendita sulle strade, attraente ma vuota. San Benedetto cercò di purificarla, senza distruggere il grano buono che pur c’era e c’è. San Francesco lo stesso. I grandi riformatori non presero la spada o il fuoco. Misero a disposizione la loro vita. E hanno vinto. Siamo invitati anche noi a vincere. Non a distruggere. La Chiesa brucia come Notre Dame a Parigi e sembra essere presagio di altri crolli. Ma, e la storia ormai dovrebbe farcelo vedere, quel fuoco brucia e consuma gli orpelli, gli ornamenti anche se belli e artistici. Certo i “peccati” della istituzione e dei suoi sostenitori incalliti sono davanti a noi.
Non sono i cammini del Vangelo. Sono la deformazione inquinata e inquinante della sporcizia umana. Che è ovunque, anche tra le persone che si fanno il segno della croce. Dobbiamo diventare profeti nel presente di un Regno futuro e non avere timore di chi non riesce a capire. Non dobbiamo “dimostrare” Dio. Lo dobbiamo mostrare con la nostra vita. Ce lo ha ricordato papa Francesco questa settimana, il 29 giugno.

