Spezzare la Parola, ph laura ciulli

La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.

Padre Ignazio Martelletto
Padre Ignazio Martelletto

Ci accompagna in questo cammino padre Ignazio Martelletto C.S.I.

 

 

 

3 luglio 2022, XIV Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

“Pregate il Signore della messe”

“Andate, vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”

“Non portate borsa, né sacca”

“Rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nel cielo” (Lc, 10,1-12.17-20)

Spezzare la Parola

La pagina del Vangelo presenta Gesù che invia in missione settantadue discepoli, invio che prefigura la missione della Chiesa di annunciare il Vangelo a tutte le genti

A tutti i cristiani che sentono il compito della missione raccomanda tre impegni essenziali. La preghiera, l’annunzio e la povertà

Gesù dice di pregare il “padrone della messe”, perché mandi operai nella sua messe. Lo dice a ciascuno di noi. È comodo per noi pregare quando ne sentiamo la necessità per noi, per la nostra famiglia o per ottenere un aiuto in particolari circostanze. Ma la nostra preghiera è veramente cristiana se ha anche una dimensione universale. Il Padre è attento ad accogliere la nostra voce quando vede che il nostro cuore non è chiuso nel piccolo mondo del figlio, ma quando vede che c’è nella nostra preghiera il senso di apertura al mondo della famiglia dei figli di Dio. La preghiera universale è una invocazione che scoprendo la necessità del mondo ridimensiona la preghiera personale. Guardare attorno a noi ridimensiona quello che desideriamo per noi, ci fa ringraziare il Padre per quello che siamo e ci fa chiedere con maggior fede il suo aiuto per le vere necessità dei fratelli.

Il secondo impegno è l’annuncio sereno e coraggioso. Significa trasmettere il senso della nostra vita con la testimonianza. Far capire che la nostra forza è aver incontrato la Verità. Tanti non ci comprenderanno, ma la nostra convinzione portata avanti con costanza è un seme che porterà frutto a tempo opportuno. Testimoniare che il Regno di Dio è in mezzo a noi è portare qualcosa di divino nel mondo in cui operiamo, è un saper rinunciare al modo di pensare e agire della maggioranza; è dare testimonianza di una dirittura e di una libertà di vita nuova che sentiamo perché apparteniamo alla famiglia di Dio.

Un altro impegno del missionario è la povertà. Chi vive il Vangelo non è legato al denaro o al vestito. É distaccato dagli incubi economici e dalla preoccupazione del domani. Riceve ciò che gli viene offerto e dona ciò che ha, cioè il suo amore per i malati e i sofferenti. Sente particolarmente vive le parole di Gesù: “non affannatevi di quello che mangerete o berrete…il Padre vostro celeste sa che ne avere bisogno… Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutte le altre cose vi saranno dare in aggiunta”.

Se vissuta in questi termini la missione sarà caratterizzata dalla gioia. Non una gioia per il successo. Ma perché “i vostri nomi sono scritti nel cielo”. È la gioia che nasce dalla consapevolezza di essere chiamati da Dio, di essere discepoli del suo Figlio.

 

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