Spezzare la Parola, ph laura ciulli

La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.

Padre Ignazio Martelletto
Padre Ignazio Martelletto

Ci accompagna in questo cammino padre Ignazio Martelletto C.S.I.

 

 

 

10 luglio 2022, XV Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

“E che è il mio prossimo?”

“Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo…”

“Chi ha avuto compassione di lui”

“Va’ e anche tu fa’ così”

(Lc, 10,25-37)

Gesù Apostoli

La pagina mette in luce una polemica nei confronti degli uomini del tempio. Innanzitutto il rifiuto dei samaritani e poi la legge del pericolo di contaminazione prendendosi cura di stranieri non ebrei o toccando il sangue di malati o cadaveri.

Bisogna seguire la norma del cuore: quando ci si trova davanti ad un bisognoso e sentiamo di avere compassione per le sue necessità dobbiamo mettere a parte noi stessi e dare tutto il possibile per sollevare ogni essere umano dal suo male.

Ma quel buon samaritano è anche un grande rivelazione di Dio. Lo straniero protagonista è Dio Padre che è fuori da ogni nostra rappresentazione di Dio. Noi chiudiamo Il creatore del mondo al concetto di Padre e lo sentiamo nell’affetto che ha un padre che trasmette nella vita. Non è sbagliato, ma riflettendo dobbiamo anche capire che il suo amore è misericordioso, ha la dimensione dell’infinito. Dio ha compassione di ognuno di noi, con le sue ferite, con i suoi limiti anche se non siamo praticanti. Il Padre non è condizionato dal nostro riconoscimento. Per tutti ha una compassione che lo induce ad essere accanto più ai peccatori che ai sani. “Sono venuto per i peccatori”.

È bello contemplare questo Dio Padre che si china sul malato, su ognuno di noi, che gli pulisce le piaghe, lo fascia, lo porta all’albergo e lo affida all’albergatore con gli oneri che gli sono necessari. Vuole riportare il malato alla vita sana, dove possa esercitare con libertà la sua esistenza con gli altri.

Come prende un significato diverso l’insegnamento di Gesù: Va’, e anche tu fa così. Essere capaci di avere compassione: questa è la chiave. Se il nostro cuore non si commuove davanti a situazioni di sofferenza, allora vuol dire che c’è qualcosa che non va. Non ci lasciamo trascinare dalla insensibilità egoistica. La misericordia nei confronti della vita umana in stato di necessità è il vero volto dell’amore.  Avvicinare tutti cercando di dare a tutti la nostra attenzione È il minimo che possiamo essere se vogliamo imitare Gesù.

A tutti possiamo dare il nostro riconoscimento, un po’ di sollievo, di coraggio, e una parola di fiducia nella provvidenza del Padre. Impegniamoci per essere fecondi di vita, perché questo è quello che avveniva quando le folle avvicinavano Gesù.

La pagina mette in luce una polemica nei confronti degli uomini del tempio. Innanzitutto il rifiuto dei samaritani e poi la legge del pericolo di contaminazione prendendosi cura di stranieri non ebrei o toccando il sangue di malati o cadaveri.

Bisogna seguire la norma del cuore: quando ci si trova davanti ad un bisognoso e sentiamo di avere compassione per le sue necessità dobbiamo mettere a parte noi stessi e dare tutto il possibile per sollevare ogni essere umano dal suo male.

Ma quel buon samaritano è anche un grande rivelazione di Dio. Lo straniero protagonista è Dio Padre che è fuori da ogni nostra rappresentazione di Dio. Noi chiudiamo il creatore del mondo al concetto di Padre e lo sentiamo nell’affetto che ha un padre che trasmette nella vita. Non è sbagliato, ma riflettendo dobbiamo anche capire che il suo amore è misericordioso, ha la dimensione dell’infinito. Dio ha compassione di ognuno di noi, con le sue ferite, con i suoi limiti anche se non siamo praticanti. Il Padre non è condizionato dal nostro riconoscimento. Per tutti ha una compassione che lo induce ad essere accanto più ai peccatori che ai sani. “Sono venuto per i peccatori”.

 

 

 

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