La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana.

Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.

Anche in  questo  20 settembre 2020, XXV Domenica del Tempo Ordinario – ANNO A, a questo scopo riproponiamo alcune  riflessioni omeletiche fatte dal   cardinale Lorenzo Antonetti molti anni fa,  nella convinzione che le indicazioni in esse contenute conservino intatta una valenza catechetica sempre attuale.

Cardinale Lorenzo Antonetti
Cardinale Lorenzo Antonetti

«La parabola del Vangelo di oggi (Mt 20, 1-16) con la frase diventata proverbiale “Così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi” sembra difficile da digerire sulla base di un concezione dela convivenza umana improntata a una sorta di giustizia retributiva che a una visione superficiale difficilmente appare contestabile – disse il porporato – . Proviamo allora a leggerla  in parallelo con la profezia di Isaia che abbiamo ascoltato nella prima lettura (Is 55, 6-9) “Perchè i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie”. Nel Vangelo si parla di lavoro e di compenso. Ma il lavoro è per l’uomo, non l’uomo per il lavoro. Quello che la parabola ci indica non è un generico egualitarismo. È in estrema sintesi l’affermazione che la visione cristiana del lavoro è chiamata a partire dai bisogni di ciascuno.

Proviamo a riflettere su cosa questo significhi nella nostra condizione, nella nostra esperienza, nel nostro essere cristiani oggi, in Italia. La prima affermazione della Costituzione italiana fonda sul lavoro la convivenza nazionale. È il lavoro il primo dei diritti, il principio indicato come compito ineludibile della politica. Il lavoro è ciò che dà senso alla vita della società. Il lavoro consente serenità alle famiglie, cellule fondamentali del contesto sociale e civile e per chi crede nel matrimonio sacramentale segno significativo della presenza di Dio».

«Da qualche anno (l’omelia è della fine degli anni ’90, n.d,r,) nel mondo e nel nostro Paese questa concezione sembra arretrare. I diritti del lavoro, i bisogni dell’uomo, delle famiglie, l’accesso dei giovani alla dimensione della vita adulta  sembrano subordinati sempre più alle presunte leggi della produzione e del consumo. Chiediamoci allora – argomentò il cardinale – se il concetto di giustizia del padrone della vigna della parabola, se questa visione di giustiza di Dio ci convinca. È giusto dare lo stesso compenso a chi ha faticato per una giornata e a chi lo ha fatto per poche ore?  È giusto se quel compenso è misurato sul bisogno reale. Quanti sono ancora oggi quelli che “nessuno ha chiamato”, quelli costretti a un ozio penoso perchè lavoro non trovano?  Chiediamocelo prima di accostarci alla mensa del Signore».

«Preghiamo perché cresca in noi la consapevolezza che l’Eucarestia – concluse il porporato – deve essere per quanti se ne nutrono ,  fonte privilegiata di giustizia, di condivisione, di pace, di riconciliazione. Senza questa dimensione sociale le nostre celebrazioni rischiano di diventare formali. Per noi che partecipiamo all’Eucarestia è un dovere farci carico  delle situazioni di estrema indigenza e di endemica miseria in cui vivono molti popoli del sud del mondo, ma anche molti nostri concittadini, con particolare riferimento ai bambini e alle donne. In cui vivono molti esclusi, lasciati ai margini, lasciati senza tutela dei loro diritti. Un’autentica condivisione dei beni e un’instancabile opera di pacificazione deve consentire a tutti i cristiani di operare per ristabilire la fraternità e la solidarietà spesso violate. Il mistero eucaristico, se vissuto autenticamente come comunione, trovi in noi, attaverso noi, l’espressione della sua intrinseca capacità di mobilitarci inefficaci iniziative sociali, in scelte cristianamente orientate  in favore di tutti gli uomini, in particolare di quanti sono più nel bisogno, nell’impegno prioritario a  fornire a ciascono la possibilità di  guadagnarsi il proprio pane quotidiano».

Buona domenica a tutti

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