La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.

Anche per questo  27 settembre         2020, XXVI Domenica del Tempo Ordinario – ANNO A  ci aiutano a farlo le indicazioni offere dalle  riflessioni omeletiche del   cardinale Lorenzo Antonetti fatte molti anni fa ma di perenne validità catechetica.

Cardinale Lorenzo Antonetti
Cardinale Lorenzo Antonetti

«Troviamo nel Vangelo di oggi un’altra parabola del Signore che ricorre all’esempio di un lavoro in una vigna (Mt 21, 28-32) – disse il porporato -.  Se in quella di domenica scorsa icona di Dio era la figura di un padrone che compensa secondo il bisogno e non secondo critiri utilitaristici, stavolta l’evangelista Matteo ci propone quella di un padre che aveva due figli. Declinato in modo diverso, è lo stesso schema che ritornerà nella parabola che una lunga abitudine ci fa definire  del Figliolo prodigo, ma che la Chiesa chiama giustamente del Padre misericordioso. Questo schema non si applica   ovviamente, se non in parte, al comportamento dei due figli, ma appunto a quello del padre. Tutti noi, pensando il mistero di Dio ricorriamo a tanti attributi, tutti giusti. Nel credo ricordiamo la prima persona del Dio trinitario, appunto il Padre, come onnipotente e creatore. Il catechismo lo chiama perfettissimo. Ma posso dirvi che il suo nome più vero, più caro, è Misericordia».

Il cardinale Antonetti ricordò, come spesso faceva con la semplicità e la profondità da buon catechista che lo caratterizzava che «… per meglio riflettere su questo passo del Vangelo – disse –  come sempre la Chiesa ci aiuta proponendolo insieme con altre significative letture. Nella seconda (Fil 2, 1-11) san Paolo ci parla dell’obbiedenza sublime del Figlio, che assunta la natura umana la portò all’estrema umiltà, alla morte di croce, per redimere l’umanità tutta dal peccato. La Parola di Dio nell’Antico Testamento che abbiamo oggi ascoltato, la prima lettura (Ez 18, 25-28) tratta dalla profezia di Ezechiele  e il salmo 24 ci sollecitano a comprendere il significato profondo della conversione e del perdono. “Ricordati, Signore, della tua misericordia” abbiamo appunto pregato con il salmista».

«Conversione, dunque, e fiducia nella misericordia di Dio. Tuttavia – argomentò ancora il cardinale – il Vangelo di oggi ci invita a confrontarci proprio con il diverso atteggiamento dei due fratelli della parabola. Uno usa parole sagge e poi non agisce di conseguenza, rimanendo in una situazione di egoismo. L’altro usa parole avventate, incuranti, persino di sfida all’autorità del padre, poi riflette, si pente e obbedisce. Tutti noi abbiamo vissuto simili esperienze, e forse continuiamo a viverle nella nostra esperienza quotidiana, non solo, per dirla con il salmista, nei peccati e nelle ribellioni della giovinezza».

«Ma c’è un aspetto in più – sottolineò il cardinale Antonetti – e cioè che Gesù questa volta non parla a una folla generica , non è uno dei suoi insegnamenti lungo le strade. Si trova nel tempio di Gerusalemme, i suoi interlocutori sono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo. Alla domanda di Gesù su quale dei due fratelli  abbia compiuto la volontà del padre, se quello che dice di obbedire e poi non lo fa o quello che che prima rifiuta e poi obbedisce, rispondono bene. Ma Gesù li rimbrotta, li accusa di un’adesione non autentica agli insegnamenti della Scrittura, di una sapienza superficiale incapace di incarnarsi nella vita. Poco prima li aveva già messi in imbarazzo parlando di Giovanni il Battista, e ora dice esplicitamente “Giovanni  venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli”.  Il Vangelo non parla solo delle autorità religiose del tempio di Salomone. Parla di tutti gli uomini e di ogni epoca, parla di noi, della Chiesa di oggi, della società che formiamo. Guardiamoci da una adesione solo apparente al progetto di Dio per ciascuno di noi e per l’umanità tutta. Non basta la partecipazione alla Messa se il suo significato non ci penetra e non ci converte nel profondo. Non basta la mente, la cultura, la conoscenza della Parola di Dio se questa non entra nel  cuore, se questa non si fa trama di vita, capace ogni volta di aiutarci a superare le nostre debolezze, a risollevarci dal peccato che ci accompagna ogni giorno».

«C’è un vecchio proverbio – concluse il cardinale Antonetti – che ci ricorda come peccare sia umano, ma perseverare nel peccato sia diabolico. È questa ostinazione nel peccato che la Chiesa ci invita e ci insegna a vincere, aiutandoci con la partecipazione alla liturgia, con la preghiera, con il sacramento della riconciliazione. Domenica prossima a Messa proclamereno il passo del Vangelo di Matteo che segue subito quello di oggi. Si parla ancora di una vigna e ci presenta le terribili conseguenze di questa arrogante ostinazione nel peccato. Ma di questo parleremo domenica prossima».

Buona domenica a tutti.

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