La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. In questo anno liturgico (A) incentrato soprattutto sul Vangelo di Matteo, ci guida e ci accompagna in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione esprime gratitudine per questo ulteriore servizio.
Domenica 12 novembre 2023, XXXII domenica del tempo ordinario – Anno A
INCONTRO ALLO SPOSO Mt 25, 1-13
La parabola è esclusiva di Matteo e si inquadra nelle celebrazioni nuziali dei primi decenni della vita cristiana. Si riferisce alla seconda venuta di Gesù alla fine dei tempi per chiudere in modo definitivo la vicenda umana sulla terra. In termine tecnico si tratta di parusia. L’invito pressante di Gesù è di vigilare perché il cristiano non sa né quando verrà né come si svolgerà: “non sapete né il giorno né l’ora” (v.13); “state pronti perché nell’ora che non immaginate il Figlio dell’uomo verrà” (Mt 24,44). Il vertice narrativo sta proprio nel ritardo e nell’arrivo imprevedibile dello sposo: qui è l’elemento di tensione!
Vegliare è la parola d’ordine! Vegliare in modo attivo, dinamico, operativo: fare una buona provvista di olio, cioè di opere buone. Vegliare senza cedere al sonno, al disimpegno alle disattenzioni. Vegliare perché la vita è davvero breve; “è un’affacciata di finestra”; andiamo declinando ogni giorno, e il Signore ha già segnato la durata di vita di ognuno di noi come afferma il salmista (Sal 139); i valori terreni ci sfuggono di mano come l’acqua che filtra tra le dita, senza che la si possa trattenere.
Però la veglia e l’attesa coinvolge direttamente il cuore: tutto dipende dall’amore che si ha verso la persona che si attende. La vigilanza è in diretta connessione con l’amore come ci conferma il Cantico dei Cantici: “Lungo la notte, ho cercato l’amato del mio cuore, mi alzerò, farò il giro della città…; voglio cercare l’amato del mio cuore” (Cant 3,1-2). Vegliare non nella paura e nell’angoscia, ma nella gioia; infatti è davvero suggestiva la concezione della vita del cristiano: non è un pellegrinaggio penitenziale, ma un corteo festoso all’incontro di Cristo sposo.
Inoltre, la severità dello sposo, il quale chiude le porte della sala del banchetto alle vergini che sono giunte in ritardo, dice la serietà delle scelte da fare di volta in volta nella vita. Il duplice drappello delle vergini con le lampade accese e con le lampade spente sono il simbolo di una vita accesa o spenta, impegnata o disimpegnata, operosa o inattiva. Gesù ci avverte dei rischi che corriamo se la nostra fede langue, se mancano le nostre opere buone. Il Signore è certamente misericordioso, ma questa certezza non deve favorire la nostra pigrizia e il nostro disimpegno.
Quando scocca l’ora del rendiconto, non c’è più tempo. Nell’ora dell’incontro non sono consentite le sostituzioni. Allora realmente conta ciò che si ha, ciò che si è e non ciò che si vorrebbe avere o essere. “Nell’altro mondo – scrive san Giovanni Crisostomo – se a noi mancano le opere buone, nessuno può soccorrerci: non perché non voglia, ma perché non si può”. La porta resta ermeticamente chiusa. Quello che si doveva fare andava fatto prima, quando ancora si poteva. Serpeggia qui anche un forte richiamo al senso di responsabilità: cioè un altro non può subentrare al mio posto, un altro non può essere buono per me.

