La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. In questo anno liturgico (A) incentrato soprattutto sul Vangelo di Matteo,

ci guida e ci accompagna in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione esprime gratitudine per questo ulteriore servizio.
Domenica 15 ottobre 2023, XXXIX domenica del tempo ordinario – Anno A
UN TRANELLO PER GESU’ Mt 22, 15-21
Farisei, sadducei ed erodiani si ritrovano uniti nella speranza di prendere al laccio Gesù portandolo sul terreno infido della politica e sperando che compia un passo falso. Un suo assenso o un rifiuto alla domanda che gli pongono, avrebbe potuto scatenare una ribellione furiosa della gente o una reazione risentita delle autorità romane: “È lecito o no pagare il tributo a Cesare?”. La Palestina era vassalla di Roma e. in segno di sudditanza, era tenuta a pagare annualmente il tributo a Tiberio Cesare nella persona del governatore Ponzio Pilato.
Però questo tributo suscitava un grande problema di coscienza: il popolo d’Israele aveva Dio come unico vero sovrano, era perciò cosa indegna sottomettersi a un’autorità straniera, per giunta, pagana, e pagare il tributo. Anzi un manipolo di fanatici palestinesi, detto degli zeloti, era disposto a ribellarsi a mano armata, dato che considerava il tributo come un reato di lesa maestà divina, e quindi come un vero peccato contro il primo comandamento. Gesù, nel rispondere, sceglie e segue un autentico capolavoro di diplomazia: chiede di osservare la moneta del tributo con l’effigie dell’imperatore. Per un pio giudeo era insopportabile notare quella effigie. Ebbene Gesù dà una saggia soluzione: “rendere a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.
Egli offre una scala di valori da vivere e osservare: dunque un fermo “no” all’anarchia che nega precisi doveri dell’uomo; “no” al progetto di assolutizzare e divinizzare Cesare; “no” alla fuga dai doveri terreni col pretesto di voler dare tutto esclusivamente a Dio. Ma doveri sacrosanti nei confronti di Dio e di Cesare. Gesù nella sua esperienza vissuta tra noi si è comportato esattamente così: egli ha vissuto la sua libertà sovrana di Figlio di Dio, ma nello stesso tempo si è inserito docilmente nel suo tempo e nel suo popolo osservando tutte le disposizioni di legge.
La Costituzione conciliare Gaudium et spes mette bene in evidenza il rapporto e la collaborazione tra religione e politica, tra Chiesa e Stato: “La comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l’una dall’altra nel proprio campo. Tutte e due, anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane. Esse svolgeranno questo loro servizio a vantaggio di tutti, in maniera tanto più efficaci quanto meglio coltivano una sana collaborazione tra di loro” (GS, 76).
Il messaggio evangelico ricorda ad ogni cristiano che è cittadino di due patrie: una sulla terra e una in cielo: egli vive, lavora e realizza opere nel mondo degli uomini e in quello di Dio; ha dei sacrosanti doveri nei confronti della società civile e della comunità di fede; sa assumersi piccole e grandi responsabilità all’interno della Chiesa e all’interno della società, “In questa sintesi tra fede e impegno bisogna tuttavia guardarsi da due scogli: quello di politicizzare la fede, riducendo tutta la missione della Chiesa all’ambito temporale – quello dell’integralismo, che battezza una politica identificandola con la fede. C’è bisogno urgente nella Chiesa di credenti che realizzano scelte cristianamente coerenti e professionalmente efficaci” (M. Magrassi).

