Tommasa Alfieri

In aderenza a quanto rappresenta il suo significato, per meglio dire la sua ragione editoriale, Sosta e Ripresa in questo tempo segnato da forte incertezza sociale e da persistenti timori per la minaccia tuttora presente di un’epidemia che sconvolto la vita di centinaia di milioni di persone nel mondo e la convivenza civile di praticamente ogni nazione, intende invitare i suoi lettori a sostare un po’ in compagnia del magistero della sua fondatrice, Tommasa Alfieri, per offrire un contributo valoriale, carico di speranza, all’auspicabile ripresa di una dimensione quotidiana di serenità.

Lo farà nelle prossime settimane, non solo con l’impegno della sua redazione, ma anche ospitando significativi interventi di Edoardo Prandi, già autore del volume

Il nuovo della sostanza edito da «Sosta e ripresa» nel 2015, interventi che nell’intenzione dell’autore dovranno costituire materiale per una riedizione arricchita del libro.

Non è un compito facile. Avviando questo suo lavoro, lo stesso Prandi ritiene che potrebbe apparire un paradosso parlare di magistero di Tommasa Alfieri, dopo che la Santa Sede ha deciso lo scioglimento dell’Associazione Familia Christi, l’opera attravenso la quale tale magistero si è espresso.

Sosta e Ripresa con questa realtà deve fare i conti, proprio per ridurre i danni, purtroppo gravi, provocati dall’azione di chi a suo tempo riuscì ad appropriarsi della sua eredità economica e legale  e poi operò in completa dissonanza dall’eredità spirituale e valoriale della fondatrice in modo tanto evidente da provocare appunto alla fine l’intervento della Santa Sede.

Non è certo la prima volta che nella Chiesa vengono pervertiti i doni del Signore. È accaduto con il carisma laicale della Familia Christi, violentato al punto da trasformarla in una sorta di setta clericale, in aperto dispregio non solo dell’eredità  della fondatrice, ma dello stesso magistero ecclesiale, con una perversione evidente del ministero sacertotale conferito frettolosamente a persone che ne sono state infatti private.

Sosta e Ripresa trae il suo nome da un luogo dove questi due aspetti trovarono per decenni senso, significato e arricchimento. È l’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana, a Viterbo. Era un convento cappuccino andato dopo secoli in rovina. Tommasa Alfieri lo acquistò, lo restaurò, lo rese un luogo dell’anima, dallo spirito, dell’accoglienza fraterna.

Per dodici anni, dopo il suo passaggio al Signore nel 2000, questo luogo è rimasto come la sua rifondatrice lo aveva pensato, voluto, realizzato,  svolgendo un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa, grazie soprattutto all’impegno di Mario Mancini, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.

Un compito talmente in linea con il magistero ecclesiale che il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, all’epoca guidato  dal cardinale Renato Raffaele Martino volle tenervi i suoi esercizi spierituali.

E per inciso, proprio in aderenza al carisma laicale originario della Familia Christi, lo stesso cardinale Martino volle che una delle meditazioni di quegli esercizi spirituali fosse tenuta da un laico, cioè da chi scrive queste righe.

Nel 2012, in violazione degli accordi a suo presi con lo stesso Mancini, ma purtroppo non ratificati legalmente, la confraternita  anticonciliare appropriatasi del nome di Familia Christi ottenne  dal Tribunale la restituzione  dell’Eremo.

Quel luogo ha perso da otto anni il suo significato, anche se per un irridente paradosso è tornato ad essere di proprietà di laici, perché tali sono ora i membri di quella confraternita  dopo le decisioni della Santa Sede. Della sua apertura ad gentes resta solo la memoria. Da luogo di accoglienza sembra ridotto a covo di setta chiusa in se stessa, del tutto priva di autentica appartenenza ecclesiale.

Ma la memoria è un valore ed è persino un luogo dell’anima. In essa  Sosta e Ripresa trova ancora la sua casa. Quell’antico convento è ancora per chi questo giornale scrive e dirige quello sapientemente e poeticamente raccontato da Tommasa Alfieri in Parole dall’Eremo.

E con quelle parole della sua fondatrice Sosta e Ripresa intende raccontarlo di nuovo ai suoi lettori, nella speranza che in questa sosta virtuale possano trovare nutrimento spirituale per la ripresa della loro vicenda.

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