Mons. Lino Fumagalli

Felice che si sia realizzata  la prima parte di un sogno: permettere alle persone svantaggiate di inserirsi nella comunità sociale. Con questa gioia, con  con questo spirito, il vescovo di Viterbo Lino Fumagalli ha inaugurato ieri il campo di Agricoltura sociale che la Caritas diocesana  ha finanziato a Celleno.

La diocesi ha investito 120.000 euro  della Conferenza Episcopale Italiana (raccolti con l’8xmille) ed ha messo a disposizione due ettari di terreno incolto nel comune appunto di Celleno, che ha dato il suo patrocinio e il cui sindaco, Marco Bianchi, ha presenziato alla cerimonia del taglio del nastro.

Vi lavoreranno, per il momento un gruppo di 30 persone provenienti dai paesi del Sahel, la cui permanenza a Viterbo era stata resa problematica dal decreto legge Salvini del 5 ottobre 2018. Ma don Lino auspica che il suo sogno si realizzi anche con altre realtà di fragilità, come i dimessi dalle comunità terapeutiche o dalle carceri.

La realizzazione del progetto è stata possibile dalla sinergia di tanti gruppi di volontariato e di didattica, a cominciare dalla capofila Medihospes, gruppo la Cascina che con il progetto IDEA 2020 (Mario David e collaboratori) ha coinvolto il corpo docente dell’istituto di agraria dell’università della Tuscia, sotto la guida del dott Aldo Milea, la cooperativa “le Officine” (Paola Pozzo), le Acli e altre realtà del terzo settore. Non banale è stato anche l’insegnamento della lingua italiana ai 30 partecipanti del progetto provenienti da Gambia, Senegal, Benin, Sierra Leone, Mali, Ciad.

Ammirevole il lavoro fatto, a iniziare dalla “alfabetizzazione agricola” (300 ore di lezione) alla formazione sulla sicurezza, sulla trasformazione e conservazione dei prodotti (400 ore), al lavoro sui campi, fatto essenzialmente a mano, per trasformare la brughiera in terreno coltivabile, recintare, per lottare contro le alluvioni prima e la siccità dopo, per piantumare 90 olivi e 20 alberi da frutti, seminare edaccudire le piantine dell’orto, curare le prime dieci  famiglie di api, con il fermo imposto dall’epidemia di Covid-19 e dalla temporanea chiusura di Celleno come zona rossa. il progetto era classificato come “istruzione” non come “agrario”. Comunque, dopo sei mesi dall’inizio, si cominciano a vedere i primi frutti: il quintale e passa di miele che le api (contravvenendo al lockdown) hanno continuato a produrre. Ora con il nuovo pozzo perforato fino a 80 m di profondità, con una portata di sei litri al secondo anche i prodotti dell’orto sono assicurati.

Foto di Paola Pozzo 

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