Don Angelo Massi è tornato alla Casa del Padre dopo una vita (aveva raggiunto i 91 anni di età) spesa a servizio delle anime. Tutti lo ricordano come un sacerdote completamente dedito al Ministero. Ha ricoperto ruoli assolutamente di prestigio, come Parroco fondatore della chiesa del Sacro Cuore (al Pilastro), Cappellano dei Carabinieri, Rettore della Basilica di Santa Maria della Quercia, insieme a tanti altri meno appariscenti, come l’assistenza a suore e Case religiose, ma con la stessa dedizione.
Così lo ricordano gli amici di Castel d’Asso, dove dal 2013 officiava la S. Messa festiva nella chiesetta rurale di Santa Maria Mater Amabilis. Infatti, aveva dovuto lasciare la Rettoria della Basilica per raggiunti (abbondantemente) limiti di età, ma per la comunità locale, senza più un servizio liturgico regolare fu veramente “provvidenziale”.
Ebbene, Don Angelo, con un eccezionale spirito di umile servizio passò senza battere ciglio dagli ori della Basilica ai fiori di campo, dai prestigiosi miracoli di Santa Maria della Quercia alla pala d’altare “casareccia”, dall’accoglienza al Papa nel “suo” santuario alla benedizione di una stalla. Immutato, invece è stato l’affetto che si è conquistato tra le anime semplici dei residenti. Questa conquista Don Angelo l’ha compiuta, non tanto con la sua dedizione, quando pur sofferente non ha interrotto il suo servizio, non tanto con la sua parola dotta e preparata, quanto per la sua umiltà. Il suo sacerdozio è stato quanto di più vicino ci poteva essere a quello del santo curato d’Ars. Tutti conoscevano i suoi prestigiosi ministeri precedenti e la sua ininterrotta attività di ricercatore e scrittore, ma nulla di tutto ciò traspariva nel suo ministero sacerdotale: ha incarnato la parola del Signore: “Non veni ministrari, sed ministrare”(Mt 20, 28) “non sono venuto per essere servito, ma per servire” dove, all’epoca, la parola “servo” era sinonimo di “schiavo”. Don Angelo è stato quel servo buono e fedele, che non ha confuso la missione del servizio con la gloria del “Padrone”, sapeva che il ministero istituito (a tutti i livelli) non è un onore, ma un onere. Questo a Castel d’Asso ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio, ed i fedeli di quella contrada lo sanno e lo ricorderanno materialmente con il suo nome nella chiesetta da lui, spiritualmente, restaurata.

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.
