In un tempo che vede in tutto il mondo miliardi di famiglie stremate da una pandemia che ne ha gettate milioni nel lutto, potrebbe sembrare persino inopportuno esprimere uno speciale cordoglio per la morte di per un personaggio pubblico. Eppure, al di là de
protocollo che determinerà le esequie di Filippo d’Edimburgo – che comunque non si terranno a Westmister, come in tante occasioni per i membri della Famiglia reale, ma nella
St. Georgès Chape a Windsor, in ‘forma ristretta’, come aveva chiesto egli stesso – non c’è nulla di formale del lutto sentito dai popoli della Gran Bretagna e forse non solo, per quest’uomo nato come principe greco e diventato principe consorte di Elisabetta II, una delle regine più grandi di sempre, se la grandezza è fatta di stile, di coerenza e di umanità.

Cresciuto prima in Francia e poi in Inghilterra dopo la caduta della monarchia greca, aveva sposato l’allora principessa Elisabetta, prendendo la cittadinanza britannica e il cognome dello zio materno lord Louis Mountbatten e convertendosi, allo stesso tempo dalla Chiesa Ortodossa,  a quella anglicana.

L’annuncio è stato dato dalla stessa regina, con poche righe toccanti per esprimere il dolore di una perdita dopo 73 anni di vita insieme: «È con profonda tristezza – vi si legge – che Sua Maestà la Regina annuncia la morte del suo amato marito, Sua Altezza Reale il Principe Filippo, Duca di Edimburgo, spirato pacificamente stamattina nel Castello di Windsor. Ulteriori annunci saranno dati a tempo debito. La Famiglia Reale si unisce alle persone che nel mondo sono in lutto per la perdita».

Tra queste persone si colloca chi di questo giornale ha la responsabilità. Lo fa nella convinzione che quest’uomo, morto a due mesi dal traguardo del suo centesimo compleanno – era nato a Corfù il 10 giugno 1921 – merita di essere ricordato come una persona perbene. Nonostante la alcune celebri gaffe riportate lungo i decenni dalla stampa mondiale, non ha mai dato materiale a quella scandalistica, un vero e proprio genere specializzato, in alla parte sua parte scandalistica, un vero e proprio genere specializzato, in Gran Bretagna e non solo, che ha sempre trovato nutrimento alla propria tiratura negli altri membri della Famiglia reale, a parte la stessa Elisabetta.
Con la moglie, che in più di un’occasione lo ha definito suo “sostegno e forza”, ha
condiviso per 73 anni certo gli onori e i privilegi del rango, ma anche gli oneri. E lo ha fatto con impegno e con dignità, arrivando a condividere quello stile, quella coerenza e quell’umanità che può essere riconosciuta a entrambi.

Foto tratta dal web

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