La venerazione per i santi ha da sempre un posto importante nel sentimento religioso e nella vita comunitaria della Chiesa. I giorni della memoria liturgica di alcuni di loro – si pensi a Francesco d’Assisi – sono feste celebrate in tutto il mondo. E questo sentimento ha un’espressione altrettanto intensa per figure particolarmente care alle diverse comunità ecclesiali locali, ciascuna delle quali ha i suoi santi patroni.

A Viterbo, tra questi, c’è san Crispino, al secolo Pietro Fioretti, il frate Cappuccino la cui memoria liturgica si celebra il 19 maggio.

Nacque a Viterbo il 13 novembre 1668 e morì a Roma nel 1750, appunto il 19 maggio, perché il dies natalis per i cristiani è quello in cui si entra nell’eternità. San Crispino, tra l’altro, ha anche un piccolo “primato” nella storia recente della Chiesa: beatificato già nel 1806 da Papa Pio VII, è stato il primo dei quasi cinquecento canonizzato da Giovanni Paolo II, che lo proclamò santo il 20 giugno 1982.

Per la Chiesa locale viterbese è una solennità non solo importante, ma di particolare sapore popolare. perché san Crispino visse la sua vocazione in modo solo all’apparenza contraddittorio: da un lato con un profondo ascetismo, dall’altro rimanendo sempre a stretto contatto con le persone più umili e semplici, pronto non solo a sostenere personalmente le loro esigenze materiali e spirituali, ma anche a farse interprete e difensore presso i potenti del suo tempo.

San Crispino Viterbo

Così lo ha ricordato in questo 19 maggio, padre Carmine nell’omelia della Messa celebrata nel convento dei Cappuccini di Viterbo: “Era questuante e lo faceva senza un minuto di riposo. Come spiegarsi dei fatti prodigiosi e miracolosi? Crispino è un taumaturgo e uno spirito profetico. La forza di Crispino era essere una persona carismatica. Durante la giornata trovava il tempo anche per visitare le persone che aiutava: malati, carcerati e bisognosi. E trovava anche il tempo per pregare…spesso sembrava assente… chissà dove era? Questo è il mistero dei santi. Noi ci accostiamo per cercare di capire, ma entriamo in un abisso insormontabile, siamo smarriti. I Santi sono “pezzetti” di Dio che hanno trasmesso a tutti un po’ di Lui.”

Anche per la editrice di Sosta e Ripresa, l’associazione “Amici della Familia Christi”, è una solennità particolarmente sentita, avendo avuto in custodia per tanti anni l’Eremo di Sant’Antonio alla Palanzana, fatto rinascere da Tommasa Alfieri dopo decenni di abbandono che lo avevano ridotto quasi a un rudere. In questo allora convento Pietro Fioretti, nel 1693, fece il suo ingresso come novizio.  La stessa Tommasa Alfieri volle che la cella del suo noviziato vi fosse custodita come una reliquia. Grazie a questa presenza “fisica” anche i devoti visitatori dell’Eremo potevano assaporare le virtù eroiche di un discepolo di Cristo Gesù e di San Francesco.

Cella di San Crispino, Viterbo
Cella di San Crispino, Viterbo

Resoconto della Messa e foto a cura di Mariella Zadro

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