“Nessuno si salva da solo – Pace e fraternità” è il titolo del 34° incontro “Uomini e Religioni” promosso e organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, che si terrà domani a Roma e che vedrà il proprio momento centrale e conclusivo domani nella piazza del Campidoglio con la presenza, tra gli altri,  di Papa Francesco e del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella.

L’incontro segna un’altra tappa di quel cantiere di pace itinerante, aperto ad Assisi, da Giovanni Paolo II nel 1986 ,con l’invito a rappresentanti di tutte le religioni a riunirsi fraternamente per pregare nella città di Francesco. Non si trattò e non si tratta ancora di un banale e antistorico tentativo di sincretismo religioso. Lo spirito di Assisi, come fu e continua a essere chiamato quanto questi incontri ricercano e testimoniano, non è “pregare insieme”, che non rende possibile la peculiarità di ciascun culto. Lo spirito di Assisi è “stare insieme per pregare, come da subito precisò una felice definizione che era tutt’altro che un gioco di parole. Stare insieme per pregare significa ricercare le ragioni che uniscono, non quanto divide, sia pure per i motivi identitari più fondati. Significa cercare l’avventura feconda del dialogo ed accettarne la fatica. Significa trovare insieme parole e strumenti che in quello spirito rendano riconoscibile e concreta la scelta comune di fratellanza umana.

Ne offre da decenni un esempio, tra gli altri, proprio l’attività della Comunità di Sant’Egidio, anche conquesti incontri, con questo pellegrinaggio di pace che ha fatto sosta, d’anno in anno, in diverse città europee e mediterranee. Quest’anno si tiene appunto a Roma,  nel pieno adeguamento alle misure di prevenzione del contagio del Covid-19 stabilite dal governo italiano. Tutti le presenze sono per invito, ma sarà possibile seguere l’intero evento in streaming.

Comunità di Sant'Egidio

Questi incontri hanno avuto il pieno sostegno dei pontefici, talora solo con messaggi significativi, spesso con la propria presenza. A quello di quest’anno, a Roma, tenuto nel pieno adeguamento alle misure di prevenzione del contagio del Covid-19 stabilite dal governo italiano, interverrà come detto  Papa Francesco.

Seguendo uno schema ormai consololidato, i rappresentanti delle diverse religioni pregheranno in luogi distinti, per poi ritrovarsi nella cerimonia conclusiva. Papa Francesco e gli altri rappresentanti cristiani si incontreranno nella Basilica dell’Ara Coeli per una preghiera ecumenica guidata dal patriarca ortodosso di Costantinopoli Bartolomeo I.

Gli Ebrei lo faranno nella sinagoga di Roma. Musulmani, buddisti  e rappresentanti delle altre religioni, si riuniranno  in punti diversi dei Musei Capitolini.

Tutti poi convergeranno in piazza del Campidoglio per la cerimonia finale. Per i rappresentanti della società civile e delle istituzioni sono previsti un intervento di  Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di San’Egidio, un videomessaggio di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione euroea, un saluto del presidente Mattarella. Tra i leader religiosi interverranno il patriarca Bartolomeo I, il rabbino capo di Francia, Haim Korsia, per gli islamici Mohamed Abdelsalam Abdellafit, il monaco buddista soto zen Shoten Minegishi, ed infine Papa Francesco.

Dopo gli interventi si terrà un minuto di silenzio in memoria delle vittime della pandemia e di tutte le guerre. Seguirà la lettura dell’Appellodi Pace e alcuni bambini, segno di speranza da non disperdere, ne riceveranno il testo dai Leader religiosi e lo consegnano agli ambasciatori e ai rappresentanti della politica nazionale ed internazionale. A conclusione dell’incontro, Papa Francesco e gli altri leader religiosi accenderanno il candelabro della pace.

“In un momento difficile della storia a causa della pandemia ma anche per le guerre vecchie e nuove in corso – come quella che dura da dieci anni in Siria o l’ultima nel Nagorno-Karabakh – dal cuore dell’Europa si offrirà al mondo un solenne momento di riflessione, di preghiera e di incontro: un messaggio di speranza per il futuro nel nome del bene più grande, che è quello della Pace”, si legge in una nota della Comunità di Sant’Egidio.
All’impegno che da quella riflessione scaturisce Sosta e Ripresa, per quanto è nelle sue possibilità e nelle capacità di chi questo giornale dirige e scrive, aderisce con la convinzione profonda della necessità del dialogo, di quel confronto rispettoso e amorevole con “i lontani”  che fu una cifra significativa della vita e del magistero di Tommasa Alfieri.

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