La scelta di Papa Francesco di incentrare su “Intelligenza artificiale e pace” il messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del prossimo 1° gennaio, dopo che in settembre aveva parlato dello stesso argomento nel messaggio per la prossima “Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali”, ravvicinati ne testimonia la convinzione che rappresenti ormai un’urgenza, oggi chiaramente più impellente, anche se non certo nuova nella sua riflessione. Già quattro anni fa, nel 2020, nel suo messaggio alla plenaria del Dicastero vaticano per lo sviluppo umano integrale, il Papa scriveva che «… dalle tracce digitali disseminate in internet, gli algoritmi estraggono dati che consentono di controllare abitudini mentali e relazionali, per fini commerciali o politici, spesso a nostra insaputa. Questa asimmetria, per cui alcuni pochi sanno tutto di noi, mentre noi non sappiamo nulla di loro, intorpidisce il pensiero critico e l’esercizio consapevole della libertà. Le disuguaglianze si amplificano a dismisura, la conoscenza e la ricchezza si accumulano in poche mani, con gravi rischi per le società democratiche». E anche un anno fa, il 10 gennaio 2023, ricevendo i partecipanti all’Incontro “Rome call” promosso dalla Fondazione Renaissance, Papa Francesco sottolineò che «La vita non può deciderla un algoritmo, servono etica e rispetto».

Intelligenza artificiale è di per sé una contraddizione in termini. L’intelligenza in senso proprio, infatti, attiene al pensiero umano. La memorizzazione di esperienze o dati e la possibilità di adeguare a ciò i comportamenti non equivale alla capacità di avere idee. In parole povere, la cosiddetta intelligenza artificiale può apprendere, ma non può pensare. Si tratta di tecnologia, sia pure su basi scientifiche. Ma è una tecnologia rivoluzionaria e ormai pervasiva in molti campi. È giusto quindi riflettere tanto sui possibili vantaggi del suo.
L’indicazione del Papa i può sintetizzare in due sostantivi: discernimento e impegno. Sono due compagni di strada essenziali per un cammino certo non facile, ma indispensabile. Vale per tutti e vale soprattutto per chi nella comunicazione opera. Chi lo fa da cattolico può trovare una mappa per meglio orientarsi nella dottrina sociale della Chiesa e nel magistero pontificio. Il termine cammino non è scelto a caso: Papa Francesco alla Dottrina sociale ha aggiunto sottolineature e indicazioni sui temi già presenti nel magistero dei predecessori, quali la tutela dell’ambiente e più ingenerale la tutela della pace come strumento indispensabile dello sviluppo umano. Ora invita ad affrontare questo tema della cosiddetta Intelligenza artificiale. Senza negarne i possibili sviluppi positivi, invita alla necessità di vigilare e operare, anche sollecitando un dibattito aperto a livelli internazionali, nazionali e locali, per scongiurare il prevalere di una logica di violenza e di discriminazione nel produrre e nell’usare tali dispositivi.
Gli ideatori di ogni tecnologia le danno sempre un compito e dunque è possibile usarla anche per scopi nobili, per fare solo un esempio in campo medico. Né possono negarsi i vantaggi dell’automazione di compiti ripetitivi, dando alle persone maggior tempo per attività che ne migliorano la qualità della vita. Il punto, come è sempre stato, è nel controllo. E questo, di fatto, è nelle mani di chi finanzia la ricerca scientifica, cioè ormai il settore privato che non lo fa di solito per fini filantropici. Di fatto si tratta dell’ennesimo esempio del piegare la dimensione umana a interessi di qualcosa che gli uomini hanno inventato, ma che contro gli uomini viene impiegata.
Navigando sui social internettiani bisogna essere consapevoli che i contenuti proposti dall’algoritmo (che sia di approfondimento o acquisto) sono finalizzati a massimizzare il tempo spesovi dall’utente e il ricavato di chi li propone. Inoltre, se manca un allenamento allo spirito critico questo nuovo sviluppo tecnologico è destinato ad ampliare la rappresentazione dei fatti come qualcosa di virtuale, ad ampliare i danni già ingenti provocati dall’uso sconsiderato di internet al quale da tempo abbiamo abbandonato le generazioni più giovani e anche noi stessi, con una dilagante pseudo informazione fatta di mera propaganda pervasiva e falsificante. Il tutto puntando sui grandi numeri, perché se c’è una percentuale di utenti capaci di ignorare tipi di messaggi buoni a dimostrare che la cosiddetta intelligenza artificiale si rivela spesso stupida, c’è una percentuale molto più alta che abbocca.
Ed è tutt’altro che miracoloso questo tipo di pesca, questa spinta a rendere più persone possibile pesci che abboccano agli ami o finiscono nelle reti degli unici che ci guadagnano. Strumenti di difesa sarebbero utili a tutti, a partire dalle famiglie e dalla scuola. E almeno per chi fa informazione professionalmente è necessario appunto discernimento. Senza farsi risucchiare in un sistema comunicativo che spinge tutti a diventare embedded, non solo nelle vicende belliche pubblicando ogni velina dei comandi militari, ma in tutti i campi. Per esempio nel raccontare la politica solo come uno scontro da talk show, magari finendo dall’esser cani da guardi del potere, nel senso di controllarlo, a cani che del potere abbaiano a comando. Ma anche nell’assistere passivamente ai racconti di un Sinodo come quello di uno scontro tra diversi pregiudizi o di un Giubileo che si risolve in una ripresa spettacolare dell’apertura della Porta santa in San Pietro.

Direttore Responsabile
Giornalista professionista, ha lasciato a fine febbraio del 2016, pochi giorni dopo il suo sessantesimo compleanno, L’Osservatore Romano, il giornale della Santa Sede, dove aveva svolto la sua professione negli ultimi trent’anni, occupandosi principalmente di politica internazionale, con particolare attenzione al Sud del mondo.
Ha incominciato la sua professione giornalistica nel 1973, diciassettenne, a L’Avanti, all’epoca quotidiano del Partito Socialista Italiano, con il Direttore Responsabile Franco Gerardi. Nello stesso periodo, fino al 1979, ha collaborato con la rivista Sipario e ha effettuato servizi per l’editrice di cinegiornali 7G.
Ha diretto negli anni 1979-1980 i programmi giornalistici di Radio Lazio, prima emittente radiofonica non pubblica a Roma, producendovi altresì i testi del programma di intrattenimento satirico Caramella.
Ha poi lavorato per l’agenzia di stampa ADISTA, collaborando contemporaneamente con giornali spagnoli e statunitensi.
Nel 1984 ha incominciato a lavorare per la stampa del Vaticano, prima alla Radio Vaticana, dove al lavoro propriamente giornalistico ha affiancato la realizzazione, con altri, di programmi di divulgazione culturale successivamente editi in volume.
All’inizio del 1986 è stato chiamato a L’Osservatore Romano, all’epoca diretto da Mario Agnes, dove si è occupato da prima di cronaca e politica romana e italiana. Successivamente è passato al servizio internazionale, come redattore, inviato e commentatore. La prima metà degli anni Novanta lo ha visto impegnato in prevalenza nel documentare i conflitti nei Balcani e negli anni successivi si è occupato soprattutto del Sud del mondo, in particolare dell’Africa, ma anche dell’America Latina.
Su L’Osservatore Romano ha firmato circa duemila articoli sull’edizione quotidiana e su quelle settimanali. Ha inoltre contribuito alla realizzazione di alcuni numeri de I quaderni de L’Osservatore Romano, collana editoriale sui principali temi di politica, di cultura e di dialogo internazionali.
Collabora con altre testate, cattoliche e non, e con programmi d’informazione radiofonica e televisiva.
È Direttore Responsabile, a titolo gratuito, della rivista Sosta e Ripresa.
Ha insegnato comunicazione e politica internazionale in scuole di giornalismo e ha tenuto master di secondo livello, come professore a contratto, in Università italiane. Ha tenuto corsi, seminari e conferenze in Italia e all’estero. Ha tenuto corsi sull’attività diplomatica della Santa Sede in istituti superiori di cultura in Italia.
È autore di saggi, romanzi, raccolte di poesie, diari di viaggio, testi teatrali. Sue opere sono riportate in antologie poetiche del Novecento.
È tra i fondatori dell’Associazione Amici di Padre Be’ e della Fondazione Padre Bellincampi ONLUS, che si occupano di assistenza all’infanzia, e dell’associazione L.A.W. Legal Aid Worldwide ONLUS, per la tutela giurisdizionale dei diritti dell’uomo. Ha partecipato a progetti sociali per la ricostruzione di Sarajevo. È stato promotore e sostenitore di un progetto di commercio equo e solidale realizzato in Argentina.
