Le distorsioni della globalizzazione così come si è finora affermata, cioè con l’asservimento allo strapotere di una finanza rapace e il progressivo allargamento della forbice tra poche ricchezze vergognose e una spaventosa miseria generalizzata, e l’analisi degli strumenti possibili per una globalizzazione dei diritti, non solo a livello mondiale, ma anche in contesti locali, sono stati argomento di un seminario di studi tenuto il 2 marzo nell’Aula Magna dell’Università della Tuscia. Il seminario, intitolato appunto “Quale globalizzazione? Per una società e un’economia senza sfruttamento e tratta delle persone” è stato organizzato dai dipartimenti universitari di Ingegneria, Società e Impresa (DEIM) e Studi Linguistico-Letterari, Storico-Filosofici e Giuridici (DISTU) era rivolto in particolare agli studenti dell’ateneo, ma erano presenti anche uditori delle associazioni di volontariato e i cadetti della Scuola allievi sottufficiali dell’Aviazione.
Il Coordinatore della prima parte del Seminario, Giulio Guarini, ha dato la parola, dopo i saluti istituzionali dei direttori dei due dipartimenti Tiziana Laurenti (DEIM) e Luca Lorenzetti (DISTU), al vescovo di Viterbo Orazio Francesco Piazza che è subito entrato in argomento, traendo spunti anche dalla sua pregressa esperienza episcopale in provincia di Caserta, nelle diocesi di Sessa Aurunca e Alife-Caiazzo.
Su questa base ha raccontato il suo interessamento per il problema del debito estero che tarpa le ali ai tentativi di sviluppo dei paesi del cosiddetto terzo mondo che lo aveva portato ad affiancarsi al Consiglio Nazionale delle Ricerche e a otto università per preparare una Carta di Intenti da proporre al Tribunale Internazionale dell’Aia. La stessa ottica – ha detto – spiega il suo interesse per un possibile indice di Bene Economico Netto che consideri il bene di tutto l’individuo e non solo il profitto, ricordando l’insegnamento della “Economia di Papa Francesco” (dalla sua enciclica Evangelii gaudium) sulla inclusività dei saperi e sulla misura del cammino sul passo del più debole. Infine il vescovo ha ricordato la sua lotta contro la tratta di lavoratori stranieri nella zona di Mondragone-Castel Volturno.
È poi intervenuta suor Gabriella Bottani, già coordinatrice della rete Talitha-Kum per la lotta al traffico di esseri umani che ha presentato il rapporto 2021 sulla tratta internazionale di persone che lei stessa ha constatato sul campo. Sullo stesso argomento, da remoto, si è collegata l’economista Marcella Corsi dell’Università della Sapienza di Roma, coordinatrice di MinervaLab, che ha esposto il lato economico, con un particolare riferimento al commercio di organi umani.
Sempre da remoto si è collegato il giurista Mario Savino del DISTU che ha esaminato il punto di vista giuridico-legislativo. rimarcando la tragedia di mancanza di direttive parlamentari e il fallimento delle regole di immigrazione (quote flussi) basate su norme proibizionistiche. Ha concluso la prima parte del seminario il sociologo Luca Massidda del DEIM trattando l’aspetto della violenza domestica e della violenza di genere.
Sante Cruciani del DEIM ha coordinato la seconda parte del seminario che ha affrontato la tematica da una prospettiva locale, con interventi di Sergio Giovagnoli, dell’ARCI-Rete Antitratta della Tuscia e del Lazio, che ha raccontato e denunciato lo sfruttamento lavorativo nella piana di Viterbo, e Jean Renè Bilongo, presidente Osservatorio Placido Rizzotto della Federazione dei lavoratori agricoli della CGIL, che ha rimarcato le carenze giuridiche e istituzionali che facilitano la svalorizzazione del lavoro. Ha concluso i lavori Luigi Pagliaro della Camera di Commercio Rieti – Viterbo che ha portato la testimonianza del progetto Slow Food, per la gestione di una giusta e valida economia per lo sfruttamento delle risorse del territorio da parte delle piccole e medie imprese.
In estrema sintesi, l’iniziativa ha offerto ai partecipanti un utile arricchimento di conoscenza su realtà che pesano sullo sviluppo umano a livello sia globale sia locale, ma anche di qualche strumento per contrastarle.

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.
