Si è svolta a metà ottobre 2022, nella città dei Papi, Viterbo, l ’Assemblea annuale europea della Via Francigena, tenuta a metà ottobre. È stata l’ occasione di riflessione e di migliore comprensione del significato di questo percorso che ha attraversato i secoli senza essenzialmente mutare di senso. All’organizzazione aderiscono istituzioni e comuni di tutte le nazioni toccate da questo cammino ispirato dalla fede e che affonda le sue radici nella venuta dell’Apostolo Pietro e di quella dell’Apostolo Paolo a Roma da Gerusalemme. Ma poi, inversamente, di tutta la cristianità sulle tracce degli apostoli, a Roma, e del sepolcro di Cristo a Gerusalemme. Le prime testimonianze di questa devozione si intuiscono già dai graffiti del 1° secolo che individuavano la tomba di Pietro nelle catacombe scavate nel tratto del colle Vaticano della Via consolare Aurelia (tomba poco distante dal Circo Vaticano, luogo della sua crocifissione). La prima testimonianza scritta risale invece a Sigerico (950 circa – 28 ottobre 994) arcivescovo di Canterbury, noto anche come Sigeric the Serious (Sigerico il Serio). Nel suo viaggio a Roma scrisse in un diario tutte le 80 tappe del percorso che già allora caratterizzavano il cammino dei pellegrini. Altre testimonianze storiche hanno permesso di ricostruire anche l’itinerario a sud di Roma che proseguiva fino in Puglia (lungo la via consolare Appia) dove i pellegrini si imbarcavano per la Terra Santa.
Il percorso non è stato, nei millenni, una strada vera e propria, perché i singoli tratti variarono nel tempo a secondo le condizioni fisiche ed antropologiche dei territori attraversati, ma con la mèta fissa di Roma come l’ago magnetico di una bussola ante litteram.
Oggi la Via Francigena appare come una realtà internazionale, ma nella sua genesi sottolineava, invece, una solida unità europea mai più raggiunta. Proprio questa unità l’Assemblea ha voluto sottolineare, o meglio auspicare. L’incontro si è infatti aperto non solo con gli inni nazionali di Italia, Svizzera, Francia, Gran Bretagna, i Paesi attraversati dalla Via Francigena, ma con quello dell’Unione europea – della quale pure non fanno parte la Svizzera e non più la Gran Bretagna – il che ha dato un bel segnale contro le divisioni, i contrasti e la tragica guerra che insanguina oggi l’Europa.
A margine dei lavori associativi dell’Assemblea, si sono svolte altre iniziative ricche di significati simbolici: giovedì 13 ottobre la firma delle pietre del pellegrino nel quartiere medievale di San Pellegrino; venerdì 14 la visita a Viterbo Sotterranea e al Museo dei Cavalieri Templari e, finiti i lavori dell’Assemblea, la benedizione, sotto la Loggia del Palazzo dei Papi, del simbolico “bordone” del pellegrino da parte del vescovo di Viterbo Lino Fumagalli; sabato 15 l’inaugurazione del monumento del Pellegrino all’ingresso nord della via Francigena a Viterbo e una camminata lungo il tratto spettacolare della via Francigena denominato la “tagliata etrusca” fino al ponte romano “Camillario” con le Catacombe dei primi martiri cristiani di Viterbo, i santi Valentino ed Ilario.
Benché oggi all’organizzazione della via Francigena si aggiungano elementi commerciali, culturali e turistico-sportivi è sintomatico che affiorino prepotentemente le radici cristiane del fenomeno: di un cristianesimo “cattolico” nel senso etimologico del termine, cioè universale.

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.

