Ci sono momenti in cui anche la più tragica delle circostanze si illumina di Speranza. Nella cittadina di Soriano nel Cimino, non lontano da Viterbo, una famiglia è stata colpita da un grave lutto. S. R. B., il capofamiglia dopo un malore è deceduto in breve tempo lasciando la moglie J. A. H. e un figlio che vive a Manchester. Originaria dell’Inghilterra, la famiglia risedeva da molti anni a Soriano, dove conduce una azienda agricola. Si tratta di persone di confessione anglicana perfettamente inserita nella comunità cattolica della cittadina, dove il defunto cantava nella locale Polifonica, tanto che padre José Valdo Feitosa Filho ha celebrato una cerimonia funebre con la benedizione del feretro e le liturgie penitenziale, quella della Parola e la partecipazione alla Comunione. La cerimonia si è conclusa con il canto “Gran Dio del Cielo, Signore delle cime”, con il quale i coristi della Polifonica hanno salutato il loro amico e compagno.

Subito prima, padre José Valdo aveva invitato   Mario Mancini, il presidente dell’associazione intitolata al Beato Domenico della Madre di Dio, al secolo Domenico Bàrberi, che edita questo giornale, a leggere la poesia di San John Henry Newman: “O Luce gentile”. È stata l’occasione per introdurre la figura e la missione del Beato Domenico, il passionista viterbese apostolo dell’ecumenismo, che spese la sua vita in Inghilterra per la riconciliazione tra cattolici e quelli che lui chiamava “fratelli separati”; fu lui che ricevette Newman, allora professore di Oxford, nella Chiesa cattolica. Nato sulle pendici della Palanzana (il monte di Viterbo) Domenico ebbe fin da giovanetto delle ispirazioni mistiche che lo chiamavano alla conversione dell’Inghilterra. La sua dedizione appassionata seminò solchi di amore che ancora oggi fruttificano in quelle terre.

In questo momento attraversato da tante polemiche sulle aperture della Chiesa in vari campi, sembra profetico quello che il passionista Domenico Barberi scriveva quasi due secoli fa nella lettera (in latino) ai professori di Oxford:

“… Quali eventuali errori pratici, dunque, impediscono la vostra unione? Tenete presente, vi prego, questa distinzione da considerare attentamente: che, cioè, alcune cose sono dalla Chiesa definite, altre comandate, altre approvate, altre permesse e altre infine soltanto tollerate. Però solo le cose definite sono assolutamente irriformabili e irritrattabili. Passeranno il cielo e la terra piuttosto che la Chiesa ritratti mai quelle cose che da essa, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, sono state definite e proposte a credere. E queste sono soltanto i dommi. Tutte le altre cose possono essere ritrattate o mutate, esigendolo giuste cause.

Precetti sono dette quelle cose, come appare dal nome, che la Chiesa comanda ai fedeli di osservare, per l’autorità ricevuta da Dio, come il digiuno, l’astinenza dalle carni in certi tempi dell’anno, ecc. Queste cose devono osservarsi, finché la Chiesa non abroga la legge, oppure dispensi riguardo ad esse: e questo in virtù dell’obbedienza che tutti i fedeli debbono avere alla Santa Madre Chiesa.

Approvate s’intendono quelle cose stimate dalla stessa Chiesa buone, ma non necessarie, e come tali sono proposte ai fedeli, ma nessuno è obbligato ad abbracciarle, come, per esempio, gli ordini religiosi. Peraltro, benché nessun fedele sia tenuto ad abbracciarli, tutti però sono tenuti a non disprezzarli, almeno finché la Chiesa stessa, per giuste cause li sconfessi, o perché non più opportuni, o perché inutili o perché per mutate circostanze nocivi, come è accaduto riguardo ad alcuni ordini regolari.

Vi sono poi altre cose che la Chiesa propriamente non approva, ma solamente permette, per esempio che un chierico abbia più benefici, che un marito sia separato di letto dalla propria moglie eccetera.  In questi casi, se vi sono le giuste cause supposte dalla Chiesa, niente va censurato. Alcune cose, poi, sono soltanto tollerate: quelle cioè che la Chiesa non approva in alcun modo, e che assolutamente parlando potrebbe impedire; però compatendo da madre pietosa l’infermità dei figli, le tollera …”

Ma al di là di tante disquisizioni e ragionamenti, i fatti e le collaborazioni concrete dimostrano che la condivisione del lavoro a favore degli ultimi unisce tutte le religioni. “Ut unum sint”.

Foto di Mariella Zadro

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