Il fine settimana appena trascorso è stato quello in cui tradizionalmente si allestiscono in molte case l’albero e il presepe, due simboli che raccontano rispettivamente la gioia della festa e il significato autentico del Natale. Ed è bello vederli o meglio incontrali nelle case, proprie o altri, in cui si entra in questo tempo soffocato da immagini di favole improbabili, chiassose e consumistiche di babbinatale, renne presunte volanti e personaggi dalle orecchie aguzze, che invadono le nostre città e che purtroppo anche in molte case si aggiungono a quei due simboli valoriali.

L’albero e il presepio, come ogni anno, sono stati allestiti anche in piazza San Pietro in Vaticano e sono stati inaugurati verso il tramonto di sabato 9 dicembre con una cerimonia presieduta dal cardinale Fernando Vérgez Alzaga, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

Albero Natale 2023 Vaticano In precedenza Papa Francesco aveva ricevuto le delegazioni religiose e civili dei luoghi di provenienza dell’albero, un abete bianco giunto dal piccolo paese di Macra in Valle Maira nella diocesi piemontese di Saluzzo, e del presepe, la Valle Santa Reatina nella diocesi di Rieti, dove ottocento anni fa San Francesco realizzò a Greccio la prima rappresentazione della notte di Betlemme in cui nacque il Gesù, il Dio che si era incarnato nella storia dei uomini per portarvi la salvezza.

Quanto detto dal Papa alle due delegazioni offre motivo di riflessione su una tradizione che non è solo memoria, ma vicenda significante della nostra storia anche oggi.  L’albero, è anche un promemoria della necessità di tutela dell’ambiente. Quello in piazza San Pietro è arricchito con stelle alpine coltivate in pianura, per tutelare quelle che crescono in alta montagna. Anche questo evidenziando l’importanza della cura per la nostra casa comune: «i piccoli gesti sono essenziali nella conversione ecologica, gesti di rispetto e gratitudine per i doni di Dio», ha detto il Papa. E doni diventerà anche quell’albero: il suo legno sarà usato per realizzare dei giocattoli da consegnare attraverso la Caritas a tanti bambini che giocattoli non hanno.

Il presepe inaugurato in Vaticano, in cui è rappresentato San Francesco accanto alle figure tradizionali, fa sì che «quest’anno – ha detto ancora il Papa –  da Piazza San Pietro penseremo a Greccio, che a sua volta ci rimanda a Betlemme. E mentre contempliamo Gesù, Dio fatto uomo, piccolo, povero, inerme, non possiamo non pensare al dramma che stanno vivendo gli abitanti della Terra Santa, manifestando a questi nostri fratelli e sorelle, specialmente ai bambini e ai loro genitori, la nostra vicinanza e il nostro sostegno spirituale. Sono questi che pagano il vero conto della guerra».

Il Papa ha poi sottolineato che «davanti ad ogni presepe, anche a quelli realizzati nelle nostre case, noi riviviamo ciò che è avvenuto a Betlemme più di duemila anni fa. E questo dovrebbe risvegliare in noi la nostalgia del silenzio e della preghiera, nella nostra vita quotidiana spesso tanto frenetica. Silenzio, per poter ascoltare quello che Gesù ci dice da quella “cattedra” singolare che è la mangiatoia. Preghiera, per esprimere lo stupore riconoscente, la tenerezza, magari le lacrime che la scena della Natività suscita in noi. E in tutto questo ci è di modello Maria: lei non dice nulla, ma contempla e adora».

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