L’appellativo di “Città dei Papi” che Viterbo condivide, oltre che con Roma per ovvi motivi, con Anagni, dove ne nacquero quattro, è dovuto a significativi episodi della storia della Chiesa e della città nel XIII secolo. Il più noto è ovviamente quello da cui nasce il termine conclave, cioè la prima elezione a porte chiuse di un Papa, Gregorio X nel settembre del 1271, quando i cardinali elettori vennero chiusi a chiave (appunto cum clave) dentro il palazzo in cui si riunivano, dato che non si decidevano a dare un successore a Clemente IV, morto nel novembre del 1268, stabilendo così il non invidiabile primato di quasi tre anni di “Sede vacante”.
Meno noto, forse, è che nel bienno 1276 –1277 vi furono ben cinque conclavi, con l’elezione di quattro pontefici (uno degli eletti infatti non visse nemmeno il tempo necessario alla sua intronizzazione). Tre si tennero proprio a Viterbo e in uno di questi venne eletto Giovanni XXI (in realtà sembra essere stato solo il ventesimo Papa di questo nome, al secolo il portoghese Pietro di Giuliano o Pietro Ispanico che vanta a sua volta due significativi primati cioè di essere stato il solo Papa di nascita appunto portoghese e il solo che Dante colloca in Paradiso (Canto XI, 134) citandolo peraltro con il nome secolare, Pietro Spano) e non con quello da pontefice.

Papa Giovanni XXI
È stata la ghiotta occasione del VII centenario di Dante e del 750° anniversario del primo conclave per celebrare a Viterbo, insieme alle più rappresentative autorità portoghesi questo “Papa buono”.

Così Vincenzo Ceniti, Console del Touring Club di Viterbo, ha organizzato sabato 16 ottobre, la commemorazione del Papa portoghese nella Cattedrale di Viterbo, dove è posto il suo sepolcro, con la Messa presieduta dal cardinale portoghese José Tolentino de Mendonça, con l’intervento dell’ambasciatore del Portogallo presso la Santa Sede Antònio Almeyda Lima, e con una relazione del professor Antonino Scartelli sullo spessore culturale e filosofico degli scritti del Papa Giovanni XXI.

 

Il vescovo Lino Fumagalli ha fatto gli onori di casa concelebrando la Santa Messa e concludendo la commemorazione dopo la relazione del prof Scartelli.

Lino Fumagalli
Nell’omelia il cardinale ha preso spunto dalla lettura della lettera ai Romani per una esegesi del concetto di eredità, che è dono, ma che è anche trasmissione da una generazione all’altra, usando l’immagine della staffetta: il passaggio del testimone che è anche scienza, cultura, socialità, ma soprattutto: fede.
Ispirate anche le parole del vescovo Lino che ha ripreso il concetto del “Papa buono” nel contesto storico particolarmente travagliato e feroce. Il papa assisteva i poveri e preparava lui stesso le erbe medicinali per le loro cure (compatibilmente per quei tempi). La sua morte accidentale avvenne proprio nel crollo del suo studio causata da un’esplosione mentre miscelava i suoi ingredienti.

Galleria fotografica a cura di Mariella Zadro

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