La stampa italiana – e non solo- e i dibattititi politici sono pieni da giorni e giorni di conti sulla pandemia del Covid-19; quanto è costata, quanto costerà rimettere in moto le attività lavorative, che tipo di sostegni andranno a famiglie e imprese, che tipo e che quantità di finanziamenti potranno essere impegnati.
Si tratta come è ovvio di temi rilevanti, sui quali ci stiamo giustamente interrogando tutti. Tuttavia Sosta e Ripresa vuole provare a suggerire un altro tipo di conti, in linea con quanto pubblicato in questi mesi.
Gliene dà l’occasione l’intervento del Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, che ha aperto la 73ª assemblea generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) tenuta per la prima volta nella storia in video conferenza tra i rappresentanti di tutti i Paesi che aderiscono a tale agenzia dell’Onu. Riguardo alla pandemia, Guterres ha detto che nella risposta internazionale, sebbene non siano mancati esempi di solidarietà, c’è stata «pochissima unità». Non c’è stata cioè la capacitò politica di apprendere la lezione fornita alla comunità mondiale da un viirus microscopico che «ci ha messo in ginocchio, condizionando tutti gli aspetti delle nostre società». E se non c’è stata è tempo di di apprenderla: «Il covid-19 deve essere una sveglia. Non c’è stata molta unità nella risposta al virus e adesso stiamo pagando un prezzo alto; ci vuole uno sforzo unitario per aiutare adesso i Paesi più fragili».
Tra gli argomenti in discussione all’assemblea dell’Oms, che si concluderà oggi, c’è la proposta di risoluzione presentata dall’Unione europea che chiede al direttore dell’agenzia, Tedros Adhanom Ghebreyesus, di iniziare «al primo momento opportuno un processo graduale di valutazione imparziale, indipendente e comprensiva» della risposta internazionale alla pandemia, delle misure e della tempistica dell’Oms. La mozione non menziona specificamente la Cina o la città di Wuhan, dove si ritiene che sia iniziata l’emergenza. Si esorta la comunità sanitaria globale «a identificare la fonte zoonotica del virus e l’introduzione nella popolazione umana, incluso il possibile ruolo di ospiti intermedi, anche attraverso sforzi come missioni sul campo scientifiche e collaborative». La portavoce dell’Ue per gli Affari esteri, Virginie Battu-Henriksson, ha dichiarato che l’Ue «mira a raggiungere un ampio consenso per l’inchiesta. Naturalmente abbiamo bisogno di avere il supporto di tutti i principali attori, e la Cina è uno di essi».
Il direttore di Sosta e Ripresa ha seguito nella sua purtroppo pluridecennale esperienza professionale troppi confronti internazionali per non poter dire ai lettori di questa testata che le parole chiave della bozza dell’Ue sono “al primo momento opportuno”. E infatti il presidente cinese, Xi Jinping, che ha preso la parola subito dopo Guterres, prima ha sottolineato che «la Cina ha agito con trasparenza e rapidità, fornendo tutte le informazioni in tempo utile e aiutando con tutti i mezzi i Paesi che ne avevano bisogno» e subito dopo ha aggiunto che «ci vorrà un’indagine esaustiva sul covid-19 basata sulla scienza ed eseguita con professionalità, ma solo quando lemergenza sarà sotto controllo». E semmai il concetto della tempistica non fosse abbastanza chiaro, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian ha ribadito che «La stragrande maggioranza dei Paesi su scala globale crede che la pandemia non sia ancora finita» e quindi occorre aspettare, concentrando invece gli sforzi sulla lotta contro il virus. In ogni caso, la Cina «stanzierà due miliardi di dollari in aiuti internazionali nei prossimi due anni» per la risposta al Covid-19 e per lo sviluppo economico e sociale dei Paesi colpiti.
Nel frattempo lasceranno il tempo che trovano – e magari saranno un tema della campagna elettorale per le presidenziali statunitensi di novembre, le varie teorie complottistiche sul virus creato in laboratorio – cinese o occidentale a seconda delle convinzioni di chi le sostiene – per colpire i rivali nella corsa all’egemonia globale.
L’assemblea dell’Oms non è ancora conclusa al momento in cui scrive, ma il direttore di Sosta e Ripresa ritiene di poter anticipare che la mozione dell’Ue sarà approvata. Poi, forse, ci sarà modo per cambiare tipo di matematica e per riflettere un po’ sui conti più importanti che l’umanità e le sue istituzioni devono fare.

Direttore Responsabile
Giornalista professionista, ha lasciato a fine febbraio del 2016, pochi giorni dopo il suo sessantesimo compleanno, L’Osservatore Romano, il giornale della Santa Sede, dove aveva svolto la sua professione negli ultimi trent’anni, occupandosi principalmente di politica internazionale, con particolare attenzione al Sud del mondo.
Ha incominciato la sua professione giornalistica nel 1973, diciassettenne, a L’Avanti, all’epoca quotidiano del Partito Socialista Italiano, con il Direttore Responsabile Franco Gerardi. Nello stesso periodo, fino al 1979, ha collaborato con la rivista Sipario e ha effettuato servizi per l’editrice di cinegiornali 7G.
Ha diretto negli anni 1979-1980 i programmi giornalistici di Radio Lazio, prima emittente radiofonica non pubblica a Roma, producendovi altresì i testi del programma di intrattenimento satirico Caramella.
Ha poi lavorato per l’agenzia di stampa ADISTA, collaborando contemporaneamente con giornali spagnoli e statunitensi.
Nel 1984 ha incominciato a lavorare per la stampa del Vaticano, prima alla Radio Vaticana, dove al lavoro propriamente giornalistico ha affiancato la realizzazione, con altri, di programmi di divulgazione culturale successivamente editi in volume.
All’inizio del 1986 è stato chiamato a L’Osservatore Romano, all’epoca diretto da Mario Agnes, dove si è occupato da prima di cronaca e politica romana e italiana. Successivamente è passato al servizio internazionale, come redattore, inviato e commentatore. La prima metà degli anni Novanta lo ha visto impegnato in prevalenza nel documentare i conflitti nei Balcani e negli anni successivi si è occupato soprattutto del Sud del mondo, in particolare dell’Africa, ma anche dell’America Latina.
Su L’Osservatore Romano ha firmato circa duemila articoli sull’edizione quotidiana e su quelle settimanali. Ha inoltre contribuito alla realizzazione di alcuni numeri de I quaderni de L’Osservatore Romano, collana editoriale sui principali temi di politica, di cultura e di dialogo internazionali.
Collabora con altre testate, cattoliche e non, e con programmi d’informazione radiofonica e televisiva.
È Direttore Responsabile, a titolo gratuito, della rivista Sosta e Ripresa.
Ha insegnato comunicazione e politica internazionale in scuole di giornalismo e ha tenuto master di secondo livello, come professore a contratto, in Università italiane. Ha tenuto corsi, seminari e conferenze in Italia e all’estero. Ha tenuto corsi sull’attività diplomatica della Santa Sede in istituti superiori di cultura in Italia.
È autore di saggi, romanzi, raccolte di poesie, diari di viaggio, testi teatrali. Sue opere sono riportate in antologie poetiche del Novecento.
È tra i fondatori dell’Associazione Amici di Padre Be’ e della Fondazione Padre Bellincampi ONLUS, che si occupano di assistenza all’infanzia, e dell’associazione L.A.W. Legal Aid Worldwide ONLUS, per la tutela giurisdizionale dei diritti dell’uomo. Ha partecipato a progetti sociali per la ricostruzione di Sarajevo. È stato promotore e sostenitore di un progetto di commercio equo e solidale realizzato in Argentina.
