Preghiera

Sono i primi vespri della domenica delle palme che apre la settimana santa. Finisce la quaresima, questa strana quaresima che sembra averci proiettato in un tempo lontano o in regioni della terra altrettanto lontane dall’esperienza di gran parte di noi. Chi scrive più volte si è trovato a incontrare comunità cattoliche senza sacerdote, costrette ad attendere a volte per mesi l’Eucarestia, talvolta costrette al nascondimento.

Stavolta l’epidemia stavolta ha costretto le nostre comunità fortunate – e talora superficiali – a giorni e giorni vissuti senza potersi accostare alla mensa del Signore, senza partecipazione ai riti, senza fare comunità ecclesiale. No, quest’ultima affermazione è sbagliata. Perché se è vero che quando due o tre persone sono riunite nel Suo nome il Signore è con loro, è anche vero che quando uno è in preghiera è con lui tutta la Chiesa, la nostra militante nella vicenda terrena e quella trionfante nella luce dell’eternità. E forse anche per noi in questo tempo che chiamiamo di quarantena, la preghiera, comunque fatta nostra, nella riscoperta di quella familiare o tramite i mezzi di comunicazione, ha avuto modo di aiutaci a vivere con più partecipazione, con più senso, questa quaresima del 2020.

L’inno di questi primi vespri è il Vexilla Regis, l’esaltazione insieme della croce e della speranza. Accompagnati da quell’inno passo a Dio il quarantaduenne Giuseppe Canovai, il sacerdote che tanta parte ebbe nella vita e nell’opera di Tommasa Alfieri, nella cui eredità trova senso Sosta e Ripresa. Un senso che molto deve anche a Canovai. I lettori che vogliano conoscere meglio entrambi troveranno informazioni su questo giornale.

Ma chi ha l’onere di questo giornale dirigere, all’inizio di questa settimana centrale dell’anno liturgico  alla loro lezione è tenuto a richiamarsi per dire ai suoi lettori, quanti che siano, che proprio questa esperienza insolita e faticosa, questo dover vivere anche i riti pasquali solo a distanza dagli altari,  può essere un modo per riflettere meglio sul mistero che unisce dolore e salvezza, sul mistero della croce e della resurrezione.

L’ultimo editoriale pubblicato su Sosta e Ripresa era dedicato alla speranza. Anche questo si conclude additando ai lettori quella speranza che è in noi e della quale l’apostolo Pietro ci invita ad essere sempre pronti a dare testimonianza. E forse nonc’è modo migliore – o almeno chi scrive non lo trova, per augurare buona Pasqua 2020. 

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