Domenico Barberi (Viterbo1792 – Reading 1849 ) e John Henry Newman (Londra, 1801 – Edgbaston, 1890) che cosa lega queste due figure così distanti?
Domenico nasce nella campagna di Viterbo, una piccola cittadina della provincia romana.
J.H. Newman nasce nella capitale dell’impero britannico.
Domenico è l’undicesimo figlio di una povera famiglia di coloni, rimasto orfano a 11 anni
J.H. Newman è il primo di sei figli di un ricco banchiere, con solidi legami famigliari.
Domenico è semi-analfabeta con una combattuta scelta fra un onesto matrimonio e una chiamata ad una vocazione a fratello laico tra i Frati Passionisti.
J.H. Newman è avviato ad una carriera di erudito studiando nelle migliori scuole inglesi fino ad una brillante frequentazione dell’Università di Oxford.
Domenico vinte faticosamente le sue incertezze entra nella Congregazione dei Passionisti come ortolano ed aiuto cuoco. Ha una visione che lo invita alla missione in Inghilterra.
J.H. Newman, dopo un periodo di ricerca interiore tra varie denominazioni delle Chiese protestanti inizia una brillante carriera ecclesiastica come Presbitero Anglicano nell’Università di Oxford.
Domenico viene apprezzato per le sue qualità dai Superiori ed avviato agli studi ed al Sacerdoziom
J.H. Newman continua la sua ricerca erudita interiore approfondendo i Padri della Chiesa (in questo periodo si oppone fermamente al Relief Act con cui veniva alfine emancipato il culto cattolico) ed aderisce al Movimento dei “Trattariani” che intendevano riformare in senso spirituale la Chiesa Anglicana.
Domenico viene ordinato Sacerdote con il nome di Domenico della Madre di Dio, assume incarichi sempre più impegnativi nella Congregazione e scrive vari Trattati filosofici e teologici. Continua a coltivare la sua vocazione ai “fratelli separati” dell’Inghilterra.
J.H. Newman, attraverso un profondo travaglio interiore conduce il Movimento su posizioni che ipotizzano una “Via Media” tra Anglicanesimo e Cattolicesimo.
Domenico, in maniera inaspettata, viene incaricato della prima missione in nord Europa ed Inghilterra. Inizia una corrispondenza, in latino, con i Professori del Movimento di Oxford.
J.H. Newman, per le sue posizioni “cattoliche” (benché ancora fortemente antipapiste) deve abbandonare la carriera ecclesiastica e si ritira con i più stretti amici del Movimento di Oxford in una vita quasi monastica, in una dimora di Littlemore.
Domenico si spende senza sosta e tra mille difficoltà nelle Midlands inglesi, tra minatori incalliti, altezzosi cattolici e ostili anglicani.
Nel 1845 il 9 Ottobre le due vite si incrociano in un momento di forte intensità. Domenico è atteso nel Ritiro di Littlemore, dove è solito incontrare i compagni di Newman che hanno già intrapreso il cammino spirituale di adesione alla Chiesa Cattolica. Newman oramai convinto della verità della Chiesa Romana vince le ultime resistenze e ,avendo saputo dell’arrivo del P Domenico, lo aspetta con trepidazione. Nell’attesa dell’incontro e nei giorni precedenti scrive varie lettere che testimoniano la sua impazienza per l’incontro e la sua intenzione di fare la propria “abiura” per entrare nella Chiesa Cattolica espressamente nelle mani del P Domenico. L’abiura, per la pesantezza della sua formulazione, era un atto penosamente gravoso per Newman, persona di animo sensibile che aveva sinceramente servito ed amato la Chiesa Anglicana. L’incontro, poi descritto dallo stesso Newman, fu particolarmente ricco di pathos, come può esserlo tra due santi. P Domenico arrivò fradicio di pioggia e fu fatto accomodare al caminetto per asciugarsi quando, inatteso, si presentò Newman ad inginocchiarsi ai suoi piedi per chiedere di essere ammesso nella comunione romana.
Nel1889, 44 anni dopo, Newman scriveva: Padre Domenico della Madre di Dio fu un missionario e predicatore carismatico ed ebbe una gran parte nella conversione mia ed in quella di altri. La sua stessa fisionomia aveva un aspetto santo che, quando la sua figura giunse in mia presenza mi colpì in maniera molto particolare, e la sua notevole bonomia insieme alla sua santità era di per sé una vera e santa predicazione. Non c’è da stupirsi, allora, che io sia diventato suo convertito e penitente. Era un grande appassionato dell’Inghilterra. Provai dolore alla sua morte improvvisa, e pensai e sperai che avrebbe ricevuto da Roma l’aureola di santo, come dovrebbe essere ormai.(1)
(1)Lorella Pezzino: John Henry Newman e Domenico Barberi: L’epistolario di una conversione. Europa edizioni s. r. l. Roma 2017
Foto allegata: Scultura nella Chiesa del Beato Domenico Barberi a Littlemore: J. H. Newman e il B. Domenico Barberi

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.
