Gesù si riferisce a Dio con il termine “Padre” proprio come un figlio legato dall’affettuoso sentimento filiale. È una rivoluzione rispetto all’Antico Testamento dove Dio è percepito,  generalmente come un ente inavvicinabile.

Gesù, invece, invita a considerarlo un padre affettuoso; anzi, nel brano di Marco al capitolo 14, versetto 36, lo accompagna col vezzeggiativo “Abbà”, proprio come un bambino.

Lo stesso san Paolo, affascinato da questo termine confidenziale, lo usa sia nella lettera ai Romani (cap 8,15) che in quella ai Galati (cap 4, 7) per esprimere quale sia il rapporto tra il credente e Dio.

Per antonomasia Gesù viene invocato nella preghiera come “Figlio del Padre” e figlio nella lingua di Gesù è “bar”.

Così Gesù potrebbe essere invocato come Bar-abba, Barabba, come il malvivente che nei Vangeli il procuratore Ponzio Pilato cerca di dare in pasto alla inferocita folla dei giudei al posto di Gesù. Si può dire, dunque, che in quel tribunale sono presenti due Barabba, uno è il bene, incoronato di spine, l’altro è il male, che sta per essere liberato dalle catene; l’uno è l’innocenza, percossa e flagellata, l’altro è la colpa, arrogante nella sua forza fisica.

L’umanità raccolta nel Litostroto deve scegliere il Barabba che vuole: la scelta non è banale, coinvolge tutta la storia della salvezza. La Provvidenza permette che vada a morire sulla croce il Barabba-Cristo, è il sacrificio del Giusto che salva l’umanità e salva anche il Barabba-malfattore: lo salva doppiamente, dalla morte fisica e, potenzialmentel, previa conversione, dalla morte spirituale. In questo tutti sono rappresentati nel Barabba-malfattore.

Tommasa Alfieri
Tommasa Alfieri

Scriveva la professoressa Alfieri: “Signore Gesù, cosa è una condanna! Ed una condanna ingiusta! Questo giudizio che atterra, distrugge: questa condanna che annienta!

Molte volte abbiamo pur noi sentita la condanna degli uomini, abbiamo reagito, ci siamo irrigiditi nell’impeto della ribellione!

Eppure, ingiusta che possa essere, una condanna ad un essere umano, una radice di giustizia in quella condanna c’è sempre. Chi è senza colpa?

Per Te, no! Tu sei la perfezione della Giustizia, della Carità, della Verità e la Tua condanna è stata la perfezione dell’ingiustizia accanita contro di Te.

Eppure Tu che sei stato condannato non ci hai mai condannato ed hai nascosto nel tuo Cuore la nostra ingiustizia. Poi l’hai presa su di Te ed hai subito la condanna al nostro posto.

Se è proprio dell’amore condurre a sostituirsi all’amato per liberarlo del peso che deve portare, con quanta silenziosa tenerezza Tu l’hai fatto e continui a farlo Signore?”

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