Il rapporto di Gesù con i genitori presenta, a volte, degli aspetti duri, esigenti.
Com’è
nell’episodio del ritrovamento di Gesù al Tempio tra i dottori(Luca 2,41-50). Il suo atteggiamento è sopra le righe, addirittura sfrontato: era sottomesso ai genitori, come annota lo stesso Luca, a conclusione dell’episodio.
Però quella volta si allontana ‘alla chetichella’ dai genitori, nel corso di un pellegrinaggio durato diversi giorni.
Sarà forse è stato lo stile di vita di una cultura tanto diversa dall’attuale, Eppure l’angoscia che traspare dalla reazione di Giuseppe e di Maria, che lo cercano per tutta la carovana e tornano indietro di un giorno di cammino, e dalle parole: Di, perché ci hai fatto questo? Ecco tuo padre ed io angosciati ti cercavamo”, indicano l’ ineguatezza del gesto di Gesù.
La sua risposta è un diretto richiamo alla propria figliolanza divina, ma nella concisione dello scritto evangelico E comunque stranamente secca: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”.
L’episodio banale, ma incomprensibile ai genitori “Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro”, viene caricato di una tale importanza da rimanere impresso per tutta la vita nel cuore di Maria. Tanto da essere l’unico episodio della vita di Gesù fanciullo presente nei quattro Vangeli canonici, probabilmente narrato da Maria stessa l’evangelista Luca. “Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore”(Lc 2, 51). Anche nelle nozze di Cana ( Gv 2,1 -12) Gesù sembra solo apparentemente sottrarsi al rispetto verso la Madre. “Venuto a mancare il vino la madre di Gesù gli disse non hanno più vino”, ametra tra un tacito invito all’azione È un richiamo alla morigeratezza dei robusti pescatori che Gesù aveva portato al seguito al banchetto. Gesù risponde con un: “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”: non è il massimo della condiscendenza della sottomissione. L’azione miracolosa di Gesù in seguito corregge, certamente, l’impressione di rifiuto di questa risposta di per sé, alquanto gelida.
Eppure… C’è ancora un legame spirituale che prescinde sublime questi tagli in Gesù, come in ogni credente.
La forza di questo legame il suo potere salvifico e rompono nell’ultimo atto del dramma della crocifissione. Gesù sembra aver già dato tutto: la sera precedente ha donato il suo corpo e del suo sangue nell’Eucarestia.
Già agonizzante sulla croce, ha dato il paradiso al ladrone Crocifisso accanto a Lui; già sta abbandonando la vita terrena ora dono all’umanità la carne della sua carne: sua madre! Si può pensare che quando la lancia del centurione squarcia il Cuore di Gesù, non c’era più nient’altro da attingere. Consegnando la Chiesa la Santissima Madre “Donna ecco tuo Figlio” e l’intera umanità alla Vergine Maria: “Figlio ecco tua madre”, Gesù crea una nuova parentela.
C’è mai stato, ci potrà mai essere un amore maggiore tra madre e figlio?
Con questa adozione i cristiani diventano fratelli in Cristo Gesù, non solo per avere un Padre Creatore, comune, ma anche una Madre di elezione, comune.
Con un legame soprannaturale pone, in Giovanni, sua Madre come Madre dei discepoli e chiama i discepoli ad onorarla come madre.
È come il completamento delle istituzione della Chiesa. Da questo momento Maria assume un ruolo salvifico nella Chiesa come il Concilio Vaticano II sottolinea trattandolo nel documento conciliare sulla Chiesa ‘Lumen Gentium’. La Pentecoste ne è la raffigurazione plastica, quando lo Spirito Santo investe i primi 120 discepoli perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria la madre di Gesù ed ai fratelli di Lui(At 1, 14).
Ecco un commento tratto dagli scritti della signorina Alfieri: ” Maria Santissima ha costruito quello che non aveva compreso, na che aveva raccolto con la comprensione dell’amore al di là di ogni ragionamento e di ogni spiegazione capirà la follia incomprensibile della Croce. È alla stessa parola misteriosa del suo Figliolo, che Ella risponde nel Tempio e sul Calvario. Non chiede di sapere: crede ed ama. Comprende nel modo più vero e sicuro. Ma tra il Tempio e il Calvario ha custodito. Cioè non ha permesso che il tempo e la vita disperdessero il mistero di quelle parole dette a Lei e che aveva udito. Che lezione per noi, che parliamo tanto ed ascoltiamo tanto!
Poche parole udite, una incomprensione stupefatta umile ed amorosa e tutta la vita raccolta a custodire quelle parole, a lasciare che nel silenzio quelle parole che rivelassero, mano mano, il loro significato divinamente stupendo per viverlo.
(Ascoltando il Signore p.384 Tommasa Alfieri “Uno sguardo che accarezza la memoria”. Ed. Amici della Familia Christi 2010).

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.
