Amiamo questo magnifico pianeta dove Dio ci ha posto… la terra è la nostra casa comune e noi siamo tutti fratelli”.
Queste parole di Papa Francesco sono, graficamente al centro dei 3 paragrafi dedicati a: “L’insegnamento della Chiesa sulle questioni sociali” nel Capitolo IV dell’Esortazione Apostolica Evangelii gaudium. In essa il Papa raccoglie ed elabora il lavoro svolto dal Sinodo dei Vescovi sul tema della Nuova Evangelizzazione. Il documento riprende e sviluppa gli insegnamenti del Concilio Ecumenico Vaticano II, da cui sono passati 50 anni e vi apporta elementi nuovi. Intanto il concetto di inculturazione (accennato nel n 3/2013 di Sosta e Ripresa) viene ampliamente valorizzato. Ma è il tema dell’Ambiente che viene affrontato in maniera decisa. In verità papa Francesco fin dal suo saluto, la sera della sua elezione, fa spesso riferimento al teme del Creato. Lo stesso nome che ha scelto è un richiamo al santo del Cantico delle Creature. D’altronde già il papa precedente, Benedetto XVI, nella sua Enciclica sociale Caritas in Veritate, aveva introdotto, in un documento ufficiale della Chiesa, il concetto del Creato come un bene fondamentale a rischio.
Papa Francesco fa un passo avanti nella teologia antropologica: gli uomini sono tutti fratelli non solo perché discendono tutti da un unico progenitore, non solo perché figli di Dio in Nostro Signore Gesù Cristo, ma anche perché abitano la stessa casa, questo nostro pianeta Terra. Mentre il concetto di figliolanza divina è squisitamente religioso e quello della unicità della progenie umana, illustrato nel racconto biblico della Creazione è dibattuto a livello scientifico, questo concetto “planetario” della fratellanza è più immediato e condivisibile. Purtroppo i terrestri vivono questa fratellanza con la conflittualità di un condominio litigioso. L’auspicio è che visto il degrado dell’ambiente i fratelli si uniscano con l’obbiettivo di salvare la casa che va in rovina.
Noi non possiamo dire se questa epoca che viviamo sia peggiore di epoche passate o possa essere peggiore di epoche a venire;… ma sappiamo che questa che attraversiamo è una delle epoche più tribolate e dolorose i secolari problemi che agitano l’umanità sembra che si impongano oggi con una appassionata esigenza di soluzione intorno alla quale si avvicendano le luci e le ombre dell’intelletto e del cuore umano. E questa stessa esigenza di soluzione di problemi comuni acuisce le divisioni, gli antagonismi, le rivalità, lo scatenarsi delle immani tempeste dell’odio; e nel ragionare e nel progettare di un bene individuale e sociale da raggiungere l’uomo si fa sempre più nemico all’uomo, nell’egoismo, nella incomprensione e nel sospetto dell’altro, nella concorrenza e nella opposizione all’altro. Così è nella famiglia, così nel campo del lavoro, così tra le diverse categorie sociali, dall’alto al basso.
Così scriveva Tommasa Alfieri nel 1948, nella prima presentazione dell’Opera Familia Christi.

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.
