Gesù Cristo ebbe un rapporto problematico con le Istituzioni, ma, con tutta evidenza, a senso unico: le istituzioni lo hanno perseguitato, benché Lui le abbia riconosciute e difese.
Fin dalla sua nascita, benché la sua concezione per opera dello Spirito Santo lo aveva messo nelle condizioni di venire al mondo con una mamma “single” ha voluto nascere e crescere in una famiglia istituita e preparata fin dal fidanzamento.
Gesù onora l’istituzione ebraica (religiosa)assolvendo il riscatto liturgico con l’offerta al Tempio di due colombe mentre l’istituzione (civile) attenta alla sua vita cercando di ucciderlo facendo strage dei suoi supposti coetanei.
Gesù giovinetto si reca al Tempio, e si attarda ad “interrogare” i dottori della Legge secondo il metodo istituzionale del porre le questioni: questionava. Gli stessi dottori della Legge che poi trameranno per prenderlo in fallo sulle sue parole.
Gesù paga, con Simon Pietro, il contributo all’istituzione del tempio ed i funzionari del tempio pagano 30 denari ad un traditore per catturarlo.
E veramente affezionato dell’Istituzione Tempio, che si attarda ad ammirare con i suoi discepoli, preso da un senso di malinconia nel conoscerne la futura rovina. Ma addirittura geloso per la Casa del Padre, quando si tratta di cacciarne i mercanti, cosa che fa senza aggredire le persone, ma colpendo i loro beni mal impiegati. Con un improvvisato frustino di cordicelle intrecciate, conduce fuori il bestiame; ai venditori di colombe rovescia le gabbie; ai cambiavalute butta per terra le monete. Costringe tutti a rincorrere i propri beni, senza violenza alle persone, rimanendo il più possibile nella legalità. I mercanti, traditi dal loro stesso smodato attaccamento ai possessi materiali, escono di scena, senza apparente protesta. Protestano invece i rappresentanti dell’Istituzione, Sacerdoti e Scribi, ma solo per gelosia della manifestazione di Autorità da parte di Gesù Cristo.
Anche nei riguardi dell’Istituzione Civile Gesù si dichiara ossequioso (Mt 22,21, Mc 12,17 Lc 20,25) dell’Autorità romana (date a Cesare quel che è di Cesare). Eppure Pilato (il Magistrato di Cesare) lo abbandona al linciaggio della folla.
Un altro riconoscimento dell’Istituzione, espresso da Gesù è nella guarigione dei lebbrosi. I tre Sinottici parlano di un singolo lebbroso che si accosta a Gesù (Mt 8, 1-4; Mc 1, 40-45; Lc 5, 12-15); S. Luca aggiunge anche una seconda guarigione di dieci lebbrosi “fermatisi a distanza” (Lc 17, 11-19). In entrambe le guarigioni Gesù comanda ai risanati di rispettare le disposizioni legali e di presentarsi all’Istituzione, i Sacerdoti del Tempio, per avere il “certificato” burocratico della purificazione. La legislazione mosaica era molto severa sulla quarantena dei malati di lebbra: il Libro del Levitico dedica due lunghi Capitoli, 13 e 14, alla diagnosi e isolamento dei malati di lebbra, escludendoli dalla comunità.
Una interpretazione allegorica, in senso cristiano, potrebbe vedere in questi episodi la prefigurazione del Sacramento della Penitenza o Confessione dei peccati, dove il Peccato è la Lebbra dell’Anima, il Potere del sacrificio di Cristo vince il Peccato-Lebbra, ma il Peccatore deve adempiere al Rito di presentare all’Istituzione, il Sacerdote della Chiesa, la propria Lebbra per la Guarigione sacramentale.
S può ancora riflettere sul diverso atteggiamento di Gesù nei due distinti episodi. Nel primo Gesù comanda (inutilmente) di non diffondere l’accaduto, ma di presentarsi ai Sacerdoti. Nel secondo, invece, dopo aver ordinato di presentarsi ai Sacerdoti si rammarica che uno solo dei dieci sia tornato a ringraziare e dare lode al Signore.
Cosa è che nella prima guarigione doveva rimanere taciuto, visto che, comunque ai Sacerdoti doveva essere denunciata la guarigione? La dinamica dei due miracoli è diversa: mentre nel secondo i dieci lebbrosi, ligi alle prescrizioni mosaiche si fermano a distanza e il Signore a distanza li guarisce, nel primo miracolo il lebbroso si avvicina, si fa innanzi, a portata di mano tanto che Gesù, contravvenendo alla legge sulla purità legale, lo “tocca”. Questo contatto è talmente rilevante che tutti e tre i Sinottici, concordemente, lo sottolineano. Si può pensare che questo gesto suggerito da un impulso compassionevole, fosse il particolare da tacere perché contro la Legge? Gesù in seguito non si farà scrupolo di contestare altri ordinamenti in quanto frutto non dell’Istituzione divina , ma dell’Istituzione umana (Divorzio, Riposo del Sabato, Impurità, Prescrizioni alimentari). Ma in quel particolare momento, non riteneva maturo il tempo della contestazione.
Verrà il momento del rifiuto drammatico dell’Istituzione nei confronti del Cristo, con la sua Passione e Morte. Allora Nostro Signore, certificato il rigetto dell’Alleanza del Popolo ebraico con Dio, dà vita alla Nuova Alleanza con l’Istituzione della Chiesa dando il mandato a Pietro e gli altri dieci Apostoli (Mt16,19; Gv 21, 15-17).

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.
