La Messa nella festa di San Crispino, celebrata ieri nella chiesetta del Convento San Paolo ai Cappuccini, è stata la prima presieduta dal vescovo di Viterbo, Lino Fumagalli, alla quale hanno partecipato i fedeli, appena una ventina data la piccola dimensione del luogo, dopo la riapertura del luoghi di culto, chiusi per la pandemia del Covid-19.
Nell’esprime gioia nel ritornare a incontrare il suo popolo intorno all’altare del Signore, monsignor Fumagalli ha sottolineato l’averlo fatto in questa circostanza, la quella gioia ha dato un supplemento di valore.
Si potrebbe aggiungere che per san Crispino da Viterbo è stato un secondo “primato”, dopo quello di essere stato il primo dei 482 santi canonizzati da Giovanni Paolo II (ai quali vanno aggiunti 1.345 beati), del quale proprio ieri ricorreva il centenario della nascita.
Confessando di non aver mai troppo approfondito in precedenza la storia del santo viterbese, il vescovo ha detto di aver avuto modo di farlo durante questo periodo di isolamento e di essersi reso conto di quanto sia “attraente” la sua vicenda, nelle opere e nel sorriso che ci sono tramandati, e ha esortato tutti i presenti a far conosce ancora meglio la sua figura.
Tra i punti toccati dal vescovo c’è la particolare devozione che il Santo aveva per la Madonna, alla quale costruiva ovunque andasse, un tempietto che curava giornalmente.
Questa devozione e le parole del Signore ” Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” erano il nutrimento di una delle opere di misericordia che praticava, la visita ai malati ai quali sapeva portare pace, consolazione, gioia intima per la certezza interiore dell’amore di Dio.
San Crispino, ha detto ancora monsignor Fumagalli, da umile frate francescano sapeva nelle relazioni che stabiliva, mettere in pratica la principale esortazione di San Francesco ai suoi discepoli: “Mi raccomando, in ogni situazione predicate il Vangelo”.
Così come la sua attenzione ai poveri, il suo essere per gli altri, improntava la sua opera da questuante, svolta principalmente negli anni del soggiorno orvietano.
San Crispino cioè, «ha messo in pratica ciò che Papa Francesco chiama creatività dell’amore», e dunque è seguendone «l’esempio che ci dà tutti i giorni» che possiamo rivolgerci a lui, affidandoci alla sua intercessione, ha concluso il vescovo, che a fine della celebrazione ha impartito la benedizione ai presenti con la reliquia di San Crispino.








