Papa Francesco ha invitato la Chiesa a farsi sinodale in: comunione, partecipazione e missione. Così la comunità di Castel d’Asso, raccolta attorno alla chiesetta di Santa Maria Mater Amabilis cerca di realizzare l’invito del Papa. È stato paradigmatico in questo senso lo svolgimento della giornata della domenica delle Palme e della Passione del Signore: la santificazione della festa non si à limitata alla liturgia religiosa, ma ha abbracciato tutta la giornata proiettandosi oltre, per investire la realtà quotidiana dei fedeli.

C’è stata tutta una preparazione pastorale avviata da più di un anno da don Gianni Carparelli che, utilizzando tutti i mezzi di stampa, dei social, della predicazione verbale vuole far sbocciare la liturgia eucaristica dal chiuso di una cerimonia passiva (se non subita) a strumento caratterizzante tutta la vita dei fedeli. Spronata dal “momento forte” del calendario liturgico, tutta la comunità ha lavorato partecipando alla realizzazione dell’evento. Certamente il momento più intenso è stato quello liturgico, curato negli addobbi, nei suoni, nell’azione corale. Ognuno ha fatto la sua parte, dalla Processione delle Palme, alla lettura del Passio, dalla condivisione delle intenzioni spontanee ai momenti più solenni della celebrazione eucaristica.

Dopo un breve ristoro preparato sotto il portico della chiesa, Barbara Aniello (Docente Incaricato, presso l’Università Pontificia Gregoriana) ha presentato il libro di don Gianni: “Nuotando nella Luce” (ed. Amici della Familia Christi) di cui la Aniello ha curato le rappresentazioni del volto di Gesù nell’arte accompagnando la descrizione delle opere d’arte con la proiezione delle immagini e con l’esecuzione al violoncello di brani di musica sacra.

L’autore ha illustrato il significato ed il contenuto del suo lavoro che vuole essere l’accompagnamento dei fedeli alla comprensione del significato di ogni momento e gesto liturgico della S. Messa. Per cui l’invito: ”Fate questo in memoria di Me” non si riferisce solo alla Transustanziazione, ma investe tutta la vita del fedele che, in quanto cristiano, deve fare nella vita quello che Cristo ha fatto: portare il buon annuncio, la pace, il risanamento delle ferite.

L’agape fraterna ha concluso la mattinata condividendo insieme quello che ognuno aveva preparato in casa e messo in comune. La comunità si è poi trasferita nella vicina necropoli rupestre etrusca di Castel d’Asso curata dagli amici di Archeotuscia che hanno accompagnato alla visita delle tombe antiche di oltre 2500 anni, dove si volgevano i riti funebri dei nostri progenitori. In quel contesto i figuranti del gruppo “La Contesa” hanno indossato i vestiti dell’epoca ed hanno rappresentato scene e storie ricostruite dagli affreschi ritrovati nelle tombe più famose.
Così la comunità è uscita dalle mura della chiesa per immergersi nell’arte e nella storia facendosi “missione” in tutti gli ambiti.
Foto di Mariella Zadro

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.
