“Ci trattarono con gentilezza”: così racconta un naufrago del Medio Oriente, imbarcato come detenuto su una nave diretta in Italia e affondata nei pressi di Malta non proprio di recente: circa 1960 anni fa.
È San Luca che lo scrive negli Atti degli Apostoli riferendo dell’avventuroso viaggio verso Roma di San Paolo che si era appellato al giudizio di “Cesare” su accuse mossegli. Pur nel mondo globalizzato che era il “Mare Nostrum” dell’Impero Romano, per il colto ebreo ellenizzato, quell’accoglienza da parte di primitivi barbari pagani non era scontata.
Questa frase è stata scelta dalla Diocesi di Malta e Gozo, incaricata di preparare quest’anno la traccia per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani., iniziativa nata oltre un secolo fa e che coinvolge le principali confessioni cristiane: Cattolica, Ortodosse, Riformate.
La Diocesi di Viterbo sostiene questa iniziativa a livello parrocchiale, dove ogni comunità celebra la propria funzione, e a livello Diocesano, dove l’Ufficio per l’Ecumenismo organizza le celebrazioni coinvolgendo anche le altre denominazioni cristiane.
Martedì 21 gennaio con il vescovo Lino Fumagalli si sono riuniti sacerdoti, religiosi e laici per la Liturgia dei Vespri cantati nella Chiesa della Trappa di Vitorchiano.

Questo Monastero è particolarmente legato all’ecumenismo e ospita il corpo della beata Maria Gabriella Sagheddu che per esso offrì la propria vita e la propria malattia. Don Lino in un breve intervento ha richiamato il valore di testimonianza insito nel dono dell’Unità dei Cristiani come espresso da Cristo nella Preghiera Sacerdotale nell’Ultima Cena, sottolineandi che sul piano teologico questo è anche figura della relazione delle tre persone nella Santissima Trinità. Da questo il Vescovo ha evidenziato come l’accoglienza, da virtù a livello umano, diventi un importante dovere per il credente.
Il secondo momento, a livello diocesano della Settimana di Preghiera si è svolto nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù, a Viterbo, gremita dei fedeli cattolici a fianco dei fedeli della comunità ortodossa rumena. La preghiera, guidata dal vescovo Fumagalli e dal pope Bobita Vasile Stefan si è svolta secondo la traccia ecumenica con il canto dei Vespri indicata dalla preparazione dalla diocesi di Malta e Gozo,seguita dal canto tradizionale della comunità rumena.
La comunità ortodossa rumena è la più numerosa e significativa nel territorio viterbese tra le chiese dei “Fratelli separati” (come li chiamò il Beato Domenico).
Il vescovo, nel dare il suo benvenuto, ha ricordato che le cause di separazione con le Chiese orientali non hanno, da ambo i lati, basi teologiche o religiose. Poi ha insistito ancora una volta sulla necessità dell’accoglienza e della solidarietà. Comportamenti questi non solo imprescindibili per il cristiano, ma che anche a livello umano portano ogni tipo di effetti positivi per chi li pratica, citando le guarigioni avvenute tra i i maltesi che avevano soccorso San Paolo ed i suoi 275 compagni naufraghi. In conclusione i fedeli hanno condiviso un’agape fraterna.
Come detto, questa iniziativa ecumenica è databile a oltre un secolo fa. Fu padre Paul Wattson, Servo di Dio, un ministro episcopaliano (anglicano degli Stati Uniti), co-fondatore della Society of the Atonement (Comunità di Frati e delle Suore dell’Atonement) di Graymoor (Garrison, New York) a introdurre un Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani, celebrato per la prima volta dal 18 al 25 gennaio 1908. Esattamente sassanta anni più tardi, nel 1968, le chiese e le parrocchie di tutto il mondo ricevettero per la prima volta il materiale per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, preparato congiuntamente dalla commissione Fede e Costituzione (Consiglio ecumenico delle chiese) e dal Segretariato per la promozione dell’unità dei cristiani (Chiesa cattolica).
Foto di Mariella Zadro

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.




