Siamo alla vigilia del Triduo pasquale. Il primo giorno è  il giovedì nel quale la Chiesa fa memoria della sua nascita, dell’istituzione dell’Eucarestia, del significato del servizio. Poi viene la notte del Getsemani, con i diversi modi del cedimento al peccato, dal tradimento alla paralisi della paura, la notte che per Pietro – e con lui per la Chiesa che su lui è edificata – è prima del sonno, poi della violenza, poi del diniego, del rinnegamento, infine del pianto.  Il secondo giorno è il venerdì della Passione del Signore, della croce che sembra la prova di una sconfitta, che sembra consegnare la speranza alla morte. Il terzo giorno è il sabato senza liturgia, il tempo del silenzio, perché sembra che le parole siano ormai inutili, di quel silenzio però nel quale la Parola del Signore scava in quella paralisi, prepara lo spazio per incominciare a comprendere il senso autentico di quella speranza, prepara il sepolcro vuoto, la sconfitta della morte.

In questi tre giorni  Sosta e Ripresa sarà con i suoi lettori con poche cose, non perché l’informazione possa andare in vacanza, ma perché la sua direzione ritiene importante dedicare il giovedì e il venerdi all’ascolto della Chiesa e il sabato alla riflessione  nel silenzio. In attesa di rincontrarci nella gioia della Pasqua.

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