Al magistero di Papa Francesco, alla preghiera sua e dei rappresentanti delle religioni e delle culture ed esperienze di servizio all’uomo alla persona umana nella sofferenza, riunite in questi giorni a Roma per ribadire l’impegno e l’invocazione per la pace, si è unita a Viterbo anche la piccola comunità di Castel d’Asso, celebrando domenica una speciale Eucarestia.
All’esterno della chiesetta che ospita la comunità sono stati distribuiti e benedetti dei rametti di ulivo, il biblico simbolo del mondo nuovo riemerso dal diluvio, e l’assemblea è poi entrata processionalmente al seguito di un grande cero acceso cantando “pace a te fratello mio, pace a te sorella mia”.

All’Altare il celebrante, don Gianni Carparelli, ha fatto una breve introduzione per spiegare il significato dei vari simboli della liturgia e come atto penitenziale si è declamata coralmente la “preghiera semplice”, attribuita a San Francesco: “Signore fa di me uno strumento della tua pace”. Il celebrante ha poi letto la preghiera per la pace di Papa Francesco.
L’omelia di don Gianni è stata brevissima: ha invitato i fedeli alla condivisione ricordando i percorsi di pace del vescovo don Dante Bernini, da poco passato al Signore, e le parole di Madre Teresa: “non verrò mai a una manifestazione contro la guerra. Verrò alle manifestazioni per la pace”. Su questa impostazione profondamente spirituale sono seguite le condivisioni dei presenti: “come costruire la pace nella mia vita” evitando di parlare dei luoghi o persone coinvolte nelle guerre. La condivisione si è naturalmente estesa alle intenzioni di preghiera.
Particolarmente significativo è stato l’offertorio: tutti hanno partecipato alla processione offertoriale portando all’altare il calice con le particole, il vino, i diversi generi fatti in casa per l’agape fraterna ed i rametti di ulivo posti all’altare, sotto il cero acceso. Di nuovo don Gianni ha svolto una brevissima introduzione al significato di: offrire, consacrare, Transustanziazione. Partecipando al santo Sacrificio il fedele porta all’ Altare il suo lavoro, le sue azioni, la sua vita perché diventi corpo e mani di Cristo nel mondo.
La liturgia è proseguita animata dai canti tradizionali e da brani che richiamavano il tema della celebrazione come, in sottofondo, il “give peace a chance” di John Lennon, o l’inno alla gioia di Beethoven. Il celebrante ha esortato a come sentirsi in comunione pensando a chi non è in comunione con noi o se noi non siamo in comunione con qualcuno. Dopo la Messa, l’Agape fraterna è stata occasione per rinsaldare in armonia i propositi maturati.
Foto di Mariella Zadro

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.
