Il rituale della festa di Sant’ Antonio Abate recita così: “Nel disegno di Dio Creatore, anche gli animali che popolano il cielo, la terra e il mare, partecipano alla vicenda umana. La provvidenza che abbraccia tutta la scala degli esseri viventi, si avvale di questi preziosi e fedeli amici dell’uomo e della loro immagine per significare i doni della salvezza. Salvati dalle acque del diluvio per mezzo dell’arca, partecipano in qualche modo al patto di alleanza con Noè (Gn 9, 9-10); l’agnello richiama l’immolazione pasquale e la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto (Es 12,3-14); un grande pesce salva Giona dal naufragio (Gio 9,9-10); i corvi nutrono il profeta Elia (1 Re 17,6); gli animali, con gli uomini sono coinvolti nella penitenza di Ninive (Gio 3, 7) e con tutto il creato rientrano nel piano dell’universale redenzione.

Invochiamo dunque la benedizione di Dio, per intercessione di sant’Antonio Abate, sopra queste creature e rendendo grazie al Creatore che le ha poste al nostro servizio, chiediamo di poter camminare sempre nella sua legge e di non venire mai meno alla nostra dignità umana e cristiana”.

Sant'Antonio Abate, Castel d'Asso

La ricorrenza è stata celebrata anche dalla comunità che si raccoglie nella chiesetta di Santa Maria a Castel d’Asso. Irrorando di acqua benedetta quadrupedi e bipedi, don Gianni Carparelli ha ricordato come tutti gli animali, domestici e non, anche quelli che strisciano, fanno parte di quel Creato che il Signore Creatore ha affidato agli uomini. Così ha sottolineato il dovere dell’umanità di rispettare ed aver cura di uomini, animali e ambiente. La responsabilità è tanto maggiore verso quegli esseri viventi che si affidano a noi: vanno rispettati, nutriti, curati. Rifacendosi anche alle recenti parole di Papa Francesco ha anche voluto sottolineare come questa attenzione non possa sconfinare in una esagerata esibizione.

Foto di Mariella Zadro

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