In questa prima settimana di Avvento appena conclusa, si è rinnovata nella chiesa di Sant’Andrea a Viterbo una simpatica tradizione che accompagna la festa del santo patrono, apostolo e pescatore, fratello di Simon Pietro, del quale si fa memoria liturgica il 30 novembre.. Si tratta della distribuzione ai bambini – e non solo! – di coloratissimi pesci di cioccolato.
La tradizione si rifà al fatto evangelico della moltiplicazione dei pani e dei pesci descritto da tutti i quattro gli evangelisti, come ha ricordato il vescovo Lino Fumagalli nella sua omelia durante la Messa che ha preceduto la distribuzione da lui fatta personalmente.

Don Lino ha usato parole adatte ai giovani presenti, ma comprensibili anche ai meno giovani ricordando il testo della vocazione (= chiamata) dei due fratelli figli di Zebedeo: vi farò pescatori di uomini. L’austero ambiente della chiesa romanica databile intorno all’anno Mille si è, per un momento, amalgamato con l’effervescente scalpitare dei bambini e il policromo luccicare dei cioccolatini.
A ricevere il simbolico dono si sono aggiunti anche i rappresentanti di organizzazioni della comunità ecclesiale viterbese, la Confraternita del Gonfalone, quella di Sant’Andrea, quella della Sacra Famiglia e le suore Alcantarine della basilica di santa Rosa, e quelli della comunità civile, il sindaco Giovanni Maria Arena, l’assessora ai servizi sociali Antonella Sberna e il comandante della polizia Locale Mauro Vinciotti.
Hanno fatto gli onori di casa il co-Parroco don Dante Daylusan ed il parroco dell’unità pastorale Sacra Famiglia-Sant’Andrea don Luca Scuderi.
Foto a cura di Mariella Zadro

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.
