Lectio Magistralis del dott. Mario Adinolfi nel Corso mensile sulla Dottrina Sociale della Chiesa.
Lunedì 2 marzo 2020, nella sala della Parrocchia di S Barbara, è stato affrontato il tema della “Politica”, nel quinto appuntamento che ha già visto gli interventi: a novembre del dot. Mario Brutti sulla “Finanza”, a dicembre del prof Carlo Cirotto Microbiologo docente all’Università di Perugia sulla “Bioetica”, a gennaio del dot. Pierluigi Natalia sul “Lavoro”, a febbraio del prof Fabio Caporali (presidente MEIC-Pisa) sull’ “Ambiente”.
Adinolfi, giornalista e politico fondatore del Popolo della Famiglia, ha scosso l’uditorio facendo appello alla coscienza civica, innanzi tutto, ma specialmente alla coscienza cattolica nel rispondere al dovere del Bene Comune.
Partendo dal magistero di Leone XIII, di San Paolo VI, di San Giovanni Paolo II e di Papa Francesco ha ripercorso le varie tappe della maturazione del pensiero della Chiesa sull’impegno politico che definisce come un’arte per costruire il Bene Comune.
Tra i principali artefici di questo impegno ha ricordato l’azione di Toniolo, di don Murri, di don Sturzo, di De Gasperi, azione che è costata sacrifici e persecuzioni. Proprio il tema della persecuzione riporta direttamente al Vangelo ed agli atteggiamenti scomodi e controcorrente che hanno spinto tanti ferventi cristiani a dare consapevolmente la vita per affermare la Verità.
Adinolfi ha ricordato 443 personalità delle Istituzioni, andate consapevolmente incontro alla morte per mano degli estremisti proprio come cristiani martiri. Ricordando gli attuali tentativi di stravolgere i “principi irrinunciabili” della persona umana, Adinolfi ha concluso che il cattolico non può esimersi dalla politica, così intesa; neppure può invocare come alibi la dipendenza dalla “Gerarchi cattolica” perché questo è il campo strettamente pertinente ai “Laici”.
L’intervento di Mario Adinolfi, come i precedenti, è stato videoregistrato per essere messo sulla rivista on line Sosta e Ripresa (www.sostaeripresa.it).

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.





